#Redbullcliffdiving Hunt vince la tappa italiana

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Davanti a migliaia di spettatori assiepati su scogli, barche e sulla spiaggia del centro di Polignano a Mare, l’inglese Gary Hunt si è aggiudicato la tappa italiana del World Series di Cliff Diving, ipotecando la vittoria finale nel circuito. La gara di tuffi da grandi altezze si è svolta con due trampolini posizionati a 27 metri d’altezza.

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Andrea e la sfida del tennis in carrozzina

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Cercare nello sport le risposte alle difficoltà del quotidiano. Ai sacrifici che ogni giorno la vita chiede a un ragazzo  come lui. Per questo, da tempo, ha montato e smontato la sua carrozzina per macinare chilometri a bordo di autobus, treni, aerei alla volta di uno stadio, verso una partita da raccontare. Quasi una missione per Andrea Carmenini, 35 anni, appassionato di rugby. Al seguito della nazionale conta tanti “caps”, tante presenze, quante quelle di un azzurro navigato, come Castrogiovanni o capitan Parisse.

LEGGI:  A DUBLINO TRA I GIGANTI DEL RUGBY

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Ironman70.3 due obiettivi completati

#‎ironman703‬ dopo ben 5 ore 44 minuti e 45 secondi il ‪#‎motasemperteam‬ e’ giunto a destinazione. Nel nuoto Fabio IUliano ha concluso la frazione in 57:39 nella bici Paolo Guetti ha messo il turbo e ha finito in 2:58:54 infine capitan Fabrizio Dell’Isola nella corsa con il tempo di 1:41:09. Chi scrive ha cercato di evitare di conseguire anche il secondo obiettivo di finire sotto le sei ore (il primo era quello di arrivare), perché ora tocca pagare a bere a tutti come da accordi.

Capello premiato all’Aquila: “Io dico sì alla moviola in campo”

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L’AQUILA. «Magari mi convocassero al Parlamento russo, sarei il primo italiano a parlare davanti alla Duma». Il volto è disteso e la voce decisa, ma il continuo grattare delle unghie del commissario tecnico sul tavolo di vetro del sindaco Massimo Cialente tradisce un po’ di nervosismo per come vanno le cose a Mosca alla luce degli ultimi risultati. In attesa di incontrare il ministro dello Sport russo, Vitali Mutko, Capello ci scherza su, ma lascia intendere di aver poca intenzione di imitare Togliatti o Berlinguer. Continua a leggere

Sportissimamente, la notte dello sport che tifa per la pace

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«Teramo tifa per la pace». Quanto è bello lo striscione bianco posto sul palco alla fine della scalinata che sta alle spalle del Duomo. Quella stessa scalinata dove, qualche settimana fa, si sono esibite le miss in bikini bacchettate dal vescovo. La stessa che ieri, invece, ha visto il sindaco Maurizio Brucchi esibirsi in un’inedita prestazione di “walking”. Inedita almeno per chi non frequenta la palestra Energia New. Continua a leggere

Il volo dell’angelo tra paura e meraviglia

… è qui da queste creste inchiodate al cielo che spiccano in volo angeli e streghe all’inseguimento di falconi sul confine incerto fra veglia e sogno ….
(Mimmo Sammartino, Vito ballava con le streghe)

Castelmezzano e Pietrapertosa non hanno molto da spartire:  il primo si è sviluppato su una roccaforte normanna, mentre il secondo porta ancora i segni della dominazione araba. Eppure i due paesi sono uno di fronte all’altro, nel cuore di quelle che qui da queste parti hanno ribattezzato come Dolomiti Lucane. Di fronte sì, ma per andare da Castelmezzano a Pietrapertosa devi per forza scendere da un monte e salire su un altro. Non si può mica volare no? E invece, i residenti erano talmente stufi di perdere tutto quel tempo con gli spostamenti che hanno avuto un’idea: un cavo, un semplice cavo di acciaio sospeso tra le vette dei due paesi e poi un’imbracatura  (anche un’imbriacatura, all’occorrenza per vincere la paura). E’ quanto basta per volare da una parte all’altra in poco più di un minuto, toccando anche punte da 120 chilometri orari. Lì sopra, però, non te ne accorgi, sembra tutto naturale. Ti viene anche di aprire le braccia, ma poi c’è sempre qualcuno che ti urla: “mantieni la posizione” e tu fai finta di non aver sentito.

Guarda il video sul telefonino (se non si apre qui sotto)

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Gli occhi di Sara

(di Massimo Gramellini – fonte: La Stampa)

Non ho parole, esala Sara Errani, un attimo dopo essersi sdraiata sulla polvere rossa del Roland Garros con la certezza di essersi arrampicata sopra un sogno: finalista in singolare e in doppio nel torneo di tennis in terra battuta più importante del mondo. Non avendone neanche noi, di parole, ci atteniamo strenuamente ai gesti, che contano molto di più. Per esempio il mulinare inesorabile delle sue gambette strutturate. Gambe da autentico donnino romagnolo, questa genia di femmine coraggiose che sanno godere e soffrire con la stessa sfrontatezza. E poi gli occhi di Sara, inquadrati dalla telecamera mentre aspetta il servizio dell’avversaria. Non sono occhi da tigre, serrati a fessura in una smorfia di risolutezza. E neppure occhi da valchiria, dilatati dalla tensione. Sono laghi, placidi e profondi. Gli occhi della vera passione, che non è un soprassalto isterico di adrenalina, ma una lenta e solenne espansione di energia che consente a una ragazza minuta di domare furenti gigantesse.

Se ne vedono sempre meno in giro, di occhi così. La disillusione e il vittimismo – stati d’animo giustificabili ma ferali – hanno divorato la nostra passione, restituendoci sguardi slombati, lividi, arresi. In guerra col mondo eppure incapaci di inquadrare qualsiasi obiettivo. Non bastano le gesta di una campionessa risoluta a cambiare i gesti degli umiliati e degli offesi che bolleranno anche queste righe come esercizio di retorica vuota. Ma almeno possono fungere da ripasso, aiutandoci a ricordare che è solo con quegli occhi lì che si vive la vita davvero.