Andrea e la sfida del tennis in carrozzina

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Cercare nello sport le risposte alle difficoltà del quotidiano. Ai sacrifici che ogni giorno la vita chiede a un ragazzo  come lui. Per questo, da tempo, ha montato e smontato la sua carrozzina per macinare chilometri a bordo di autobus, treni, aerei alla volta di uno stadio, verso una partita da raccontare. Quasi una missione per Andrea Carmenini, 35 anni, appassionato di rugby. Al seguito della nazionale conta tanti “caps”, tante presenze, quante quelle di un azzurro navigato, come Castrogiovanni o capitan Parisse.

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In carrozzella a Dublino, tra i giganti del rugby

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Due notti di fila a dormire in un angolo qualsiasi a ridosso dei gate d’imbarco dell’aeroporto di Stansted – il terzo scalo londinese – possono mettere in crisi chiunque, specie se tra la prima e la seconda notte c’è da inserirci una trasferta di dodici ore a Dublino, giusto il tempo per bere tre o quattro Guinness e per vedere l’Italia farsi “maltrattare” dall’Irlanda (46-7) nel penultimo atto del Sei nazioni. Ma Andrea Carmenini è abituato a ben altro. Da anni, la sua carrozzella macina chilometri in giro per l’Europa, con viaggi scanditi dal calendario della nazionale di rugby, tra partite e allenamenti.

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Changing room

AFTERWARDS – L’erba e il fango che avevamo addosso non avevano cancellato l’odore di olio canforato, ma lo spogliatoio a fine partita non ci sembrava più lo stesso. Per tutti noi, il momento più difficile di quel sabato è stato il dover rientrare, togliersi casacche e protezioni e aspettare il commento finale del coach, ancora prima di fare la doccia. Perché così voleva il coach, come se la doccia lavasse via ogni traccia dell’incontro appena giocato. Non era freddo, ma i vetri erano tutti appannati. Eravamo sudatissimi. Dopo due ore di lotta lì fuori, per ciascuno di noi quelle panche erano meglio di un materasso ad acqua.

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Rugby, l’abbraccio degli azzurri

di Fabio Iuliano

Gli azzurri davanti Santa Maria Paganica (foto: motasemper)

L’AQUILA. E’ una maglia azzurra speciale, quella che la Nazionale di Nick Mallett ha consegnato ad Americo Sebastiani, il fratello di Lorenzo, il rugbista aquilano morto la notte del 6 aprile. La maglia porta il numero 1, per indicare il ruolo del pilone. Quello stesso numero 1 ritirato dalle maglie dell’Aquila Rugby.  Quello stesso numero che un giorno, probabilmente, avrebbe vestito Lorenzo, già giocatore della nazionale Under 20 che aveva frequentato per due stagioni l’Accademia di Tirrenia. La Nazionale italiana di rugby ha dedicato all’Aquila l’ultima giornata di riposo prima del test match di sabato, una partita amichevole contro le Isole Samoa, portando alla gente d’Abruzzo la solidarietà di tutto il movimento rugbistico italiano. LA VISITA. Sono arrivati a bordo di un autobus, direttamente nel quartiere Case di Preturo, i 24 giocatori azzurri. Qui i funzionari della Protezione Civile hanno spiegato le specifiche dei nuovi appartamenti antisismici che solo a Cese ospitano al momento 1.600 persone. I ragazzi,con il capitano Sergio Parisse in testa, hanno visitato alcuni appartamenti. I primi ad aprire sono della famiglia Grimaldi con papà Angelo e mamma Morena insieme ai figli che si chiamano Francesco e Jacopo. Continua a leggere