Gino Paoli: col jazz teniamo vivo il fuoco dell’Aquila

220px-Gino_Paoli_crop

Compare sul palco sulle note soffuse che escono dal pianoforte di Danilo Rea e inizia a cantare, quasi sottovoce, la sua “Sapore di sale” davanti a una piazza gremita. Quasi una dissolvenza incrociata con le ultime battute di Enrico Rava. Gino Paoli ritrova così il pubblico aquilano che lo ha sempre sostenuto, nel concerto simbolo della maratona jazz, un evento ideato per tenere alti i riflettori sulla ricostruzione aquilana. Paoli canta la Gatta e il Cielo in una stanza e lascia ai Doctor 3 la facoltà di improvvisare sulle note di Bocca di rosa, del suo concittadino Fabrizio De Andrè. Piazza Duomo sogna con Paoli, in una notte dove non c’è spazio per la polemica legata alle ragioni che hanno portato al suo addio alla Siae, ente che ha sostenuto l’organizzazione della kermese. Continua a leggere

Un fiume di gente per #jazz4laquila e la città rinasce anche così

COPW47kW8AEFgxC

Nessun concerto pop, nessun concerto rock. Sul palco neanche cantanti o gruppi da stadio. Solo il jazz a riempire piazze, strade e vicoli, un fiume di gente che canta, balla e si lascia trasportare da improvvisazioni e virtuosismi. Vortici di note e pause improvvise. Il silenzio dei vicoli interrotti da transenne e puntellamenti a fare da contraltare a una festa della musica che non conosce precedenti né all’Aquila, né altrove.

(video racconto fonte: News-Town.it)

Continua a leggere

Quando Duke Ellington spalancò le porte della cattedrale di San Francisco

duke-ellington-5_wide-b6d7301ba8d7dea41c915aaf3f5afcb0f38b5efc-s6-c30

Faticò a lungo Duke Ellington a realizzare uno dei suoi sogni di artista, quello di suonare un concerto sotto le ampie volte della cattedrale della Grazia di San Francisco. Un progetto ostacolato dagli ambienti religiosi più conservatori che, pur non obiettando in linea di principio sul fatto che il jazz possa servire ad avvicinare a Dio come gli altri tipi di musica, in realtà lo contrastarono nei fatti ritenendo che quei suoni e soprattutto quei ritmi sensuali non fossero adatti a un luogo di culto. Cocciuto, come tanti lo ricordano, Duke Ellington non si arrese fino a quanto non strappò il nulla osta per suonare in una chiesa. E le porte della cattedrale si spalancarono, guarda caso, il 6 settembre del 1965. Oggi, 6 settembre dell’Anno Domini 2015, a cinquant’anni esatti da quel concerto, la Curia aquilana si appresta a riaprire alla maratona jazz le due basiliche di San Bernardino e San Giuseppe Artigiano, inizialmente precluse ai concerti in quanto giudicato fuori luogo suonare musica diversa da quella sacra o, dalla classica, davanti all’altare. Continua a leggere

Jazz italiano per L’Aquila, postazioni in allestimento

foto 5 (1)Una corsetta fra le 18 postazioni del centro storico a due ore dal via ufficiale della maratona “il Jazz italiano per L’Aquila”. Dal Castello cinquecentesco a piazza Chiarino fino alla Fontana delle 99 Cannelle, dove per scelta degli organizzatori è stata lasciata aperta l’acqua che farà da sottofondo agli arrangiamenti

Fresu: la nostra musica balsamo tra i vicoli di una città ferita

paolo-fresu

La regola è che “ognuno vale uno”. Ma almeno in questo caso Grillo e i suoi pentastellati non c’entrano niente. Che si tratti di Enrico Rava o che, invece, sia semplicemente un componente di un’ensemble giovanile, il nome di ciascuno dei 587 musicisti che animeranno questa inedita maratona verrà riportato allo stesso modo nel cartellone. «Questo perché ciascuno di noi viene all’Aquila a portare la sua solidarietà attraverso la musica», sottolinea Paolo Fresu, icona del jazz italiano e direttore artistico di questa kermesse. Quasi un veterano di imprese uniche. «Ciascuno di noi è parte di questa grande mobilitazione che non ha il solo significato di sensibilizzare sui tempi della ricostruzione ma anche quello di contribuire a ricostruire il tessuto sociale e architettonico della città oltre che rappresentare la vitale e creativa realtà del jazz italiano». Continua a leggere

Jazz italiano per L’Aquila: 99 concerti più uno

11113257_10206530904778635_3549535327388755212_o

Sgombriamo il campo da equivoci. Chi si aspetta di venire all’Aquila e trovare un parterre di ospiti internazionali rimarrà probabilmente deluso. Qui non parliamo di festival che sfruttano nomi dello star system dal cachet improponibile che magari col jazz hanno poco a che vedere. È pur vero che da tempo circolano leggende metropolitane in merito alla presenza di Woody Allen tra le strade del capoluogo armato di clarinetto. Ma il punto non è questo. A differenza di Umbria Jazz, Verona Jazz o di Pescara jazz, la maratona che verrà messa in campo domenica è una vetrina dell’eccellenza del jazz italiano. Un’eccellenza che sceglie di mettersi a servizio dell’Aquila in un evento che non ha precedenti, non solo tra gli annali di questo genere, ma anche tra le pagine della storia della musica italiana. Continua a leggere

I bambini etiopi che cantano Even Flow

Non aspettare di essere felice per sorridere, ma sorridi per essere felice. E i Pearl Jam, in Etiopia si declinano anche così