Papi arriva dal Senegal: stivali e t-shirt porta i soldi a casa all’alba di ogni giorno

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Si fa chiamare Papi, perché il suo nome sarebbe troppo complicato da dire e da scrivere da queste parti. «Mica vorrai vedere i documenti?», chiede sorridendo a chi vuole saperne di più. Il pizzetto lo fa assomigliare a Ben Harper, ma la pelle è più scura. Trentasei anni da compiere, Papi ha lasciato il Senegal cinque anni fa ed è arrivato in aereo a Roma, lavorando quasi sempre da queste parti, poi con il progetto del mercato ittico a Montesilvano. Un insediamento dei pescatori che arriva a margine di oltre vent’anni di battaglie politiche e legali. Così Papi si ritrova sulla spiaggia al mattino, a battere le reti col martello fino a quando ce n’è. Gli stivali sono un tutt’uno con la sua salopette verde che sovrasta una t- shirt gialla. Continua a leggere

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Schiavi perché clandestini: così nasce il caso Fucino

PIETRO GUIDA - Fucino

Gli invisibili delle campagne del Fucino non hanno nome e per questo spesso non possono essere aiutati. È questo ciò che è emerso dalla tavola rotonda “Lavoro dignitoso per un’agricoltura di eccellenza” organizzata nell’ambito della due giorni della Flai-Cgil.

All’incontro, al quale hanno preso parte numerosi braccianti, gli esponenti del mondo sindacale e degli istituti di previdenza hanno evidenziato come il fenomeno del caporalato è particolarmente accentuato nel Fucino perché ci sono diversi immigrati non in regola con il permesso di soggiorno che di conseguenza non possono denunciare. Gianni Di Cesare, della Cgil Abruzzo, ha sottolineato come la presenza del sindacato è fondamentale in questi casi per spronare i giovani lavoratori a denunciare. Secondo i dati dell’osservatorio Placido Rizzotto, infatti, una buona parte dei braccianti del Fucino guadagnano in media 2euro e 50 l’ora e lavorano fino a 14 ore al giorno. Continua a leggere

Agricoltura, immigrati e tensione sociale: l’oro del Fucino pagato con sfruttamento e caporalato

fucino 1_07e3ead2484cf5f55dce6a14b4f14755di Marcello Pagliaroli* – Retate delle forze dell’ordine, scontri tra immigrati, tensione con i residenti. Cosa succede nei campi e nei paesi del Fucino, dove la forza del settore agricolo si regge anche sulle spalle e le gambe di migliaia di immigrati? Su tutto ciò dice la sua un sindacalista che questi problemi li affronta giornalmente sul territorio, Marcello Pagliaroli, segretario generale della Flai aquilana, che tuttavia inizia il suo intervento con alcuni richiami da bollino rosso che dovrebbero far suonare molti campanelli d’allarme. Di seguito l’intervento del sindacalista.

LA MIA NOTTE COI DANNATI DEL FUCINO

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Pochi soldi in tasca e tantissima fede: in Transilvania si sopravvive così

religione ortodossaSIBIU (ROMANIA). «La fede in Gesù è tutto. Se non hai fede in Gesù non hai niente della vita». Le gambe di Luminita Vasiliu tremano ancora. Ha da poco subìto un intervento neurochirurgico al Gemelli. Dice di aver diviso la stanza per qualche giorno con Antonella Clerici e di averla trovata simpatica. Riempie di santini e immagini della Vergine chiunque le si avvicini per offrirle un aiuto, magari un goccio d’acqua o una mano a raggiungere la toilette. Gli ortodossi non si risparmiano a immagini. Sul bus ci sono 3 immagini sacre dal lato guida e altre due sul vetro opposto. «Questa malattia mi sta mettendo alla prova», spiega, «ma Dio mi dà la forza e mi mette accanto tante belle persone». IL VIDEO Continua a leggere

In bus, no stop da Pescara alla Transilvania

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Sessanta ore di autobus – andata e ritorno da Pescara alla Romania – percorrendo complessivamente 3.000 chilometri dal sedile posteriore di un mezzo Atlassib. Un viaggio attraverso storie, racconti, immagini di tanta gente che continua a riempire il bagagliaio di ambizioni e speranze di un avvenire migliore. Il bus è partito da Bari in serata e raggiunge Pescara poco prima delle 7. Ci vogliono esattamente 24 ore per raggiungere il confine con la Romania. La prima fermata è Arad, Poi Timisoara, Lugoj, Deva, Simeria, Orastie, Sebes. Io mi fermo a Sibiu, sulla strada per Bucarest. Ex capitale della cultura europea – con buona pace dell’Aquila – nella cittadina batte il cuore della Transilvania. E’ atteso maltempo e un po’ ci sarà da stare attenti. Però, c’è da dire che una volta superata l’Autostrada dei Parchi, possiamo andare ovunque.

Waves of immigration

Waves

Integrazione rom, passi avanti, “ma c’è ancora tanta diffidenza”

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«Fuggi luna, luna, luna. Se venissero gli zingari, farebbero con il tuo cuore collane e anelli bianchi». I versi di Federico García Lorca sono come pennellate su tela ruvida. Un viaggio visto dall’interno della cultura gitana, dal centro di Granada alle Grotte del Sacromonte, scandito a ritmo del Cante jondo. Perché determinati contesti socio culturali valorizzano la cultura rom, a partire dalle sfumature artistiche frutto del contatto tra civiltà diverse e del sincretismo fra culti religiosi. Senti parlare del flamenco e ti vengono in mente atmosfere di questo tipo.

LA LUNA NEL LABIRINTO DI FEZ

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