Andrea e la sfida del tennis in carrozzina

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Cercare nello sport le risposte alle difficoltà del quotidiano. Ai sacrifici che ogni giorno la vita chiede a un ragazzo  come lui. Per questo, da tempo, ha montato e smontato la sua carrozzina per macinare chilometri a bordo di autobus, treni, aerei alla volta di uno stadio, verso una partita da raccontare. Quasi una missione per Andrea Carmenini, 35 anni, appassionato di rugby. Al seguito della nazionale conta tanti “caps”, tante presenze, quante quelle di un azzurro navigato, come Castrogiovanni o capitan Parisse.

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La mano nel cappello, un film-laboratorio all’Aquila

Il cinema e l’arte come terapia oppure come strumento per raccontare la disabilità, per renderla meno distante dalle nostre vite “normali”, ma anche per far emergere disagi e denunce, come in Vietato ai disabili di Fabio Masi (2014), solo per citare un esempio recente; è in questo ambito che si colloca il lavoro di Francesco Paolucci, regista e sceneggiatore di La mano nel cappello, insieme a Giuseppe Tomei e Luca Serani.

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Un Don Chisciotte con la mano nel cappello

Miguel de Cervantes, nello scrivere il suo Don Chisciotte non poteva certo immaginare quanta fatica si fa nel portare in scena le gesta del fantastico hidalgo. Specie se a provarci è una comunità di disabili, i cui volontari hanno poca dimestichezza con cavalli e cavalieri. Ma ecco che in aiuto del gruppo arrivano tre nuove leve del servizio civile che – per vari motivi – si trovano ad affrontare questo percorso insieme. Si gioca su queste premesse il film “La mano nel cappello”, un lungometraggio che nasce da un progetto in parte finanziato dal fondo 8xmille della Chiesa valdese.

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Disabile alla conquista del Velino

(da Disabili.com)


Quando si parla di turismo senza barriere, ci si limita solitamente a pensare all’accessibilità di hotel e alberghi. Ma la montagna in senso stretto? Non parliamo solo di una passeggiata tra i sentieri, ma di una vera e propria scalata. E’ questa l’impresa che un disabile motorio italo-francese si appresta a compiere da sabato prossimo al Parco Sirente Velino. Henri, questo il suo nome, sarà parte di un gruppo composto da unici persone che lo aiuteranno a scalare la cima del monte Velino, sugli Appennini, a bordo di una joelette.

Si tratterà di una avventura senza precedenti, considerando che Henri e i suoi compagni partiranno dai 1000 metri di Magliano dei Marsi, fino a raggiungere i 2.486 del monte Velino. L’uso del particolare supporto della joelette (una sorta di carrozzina monoruota trainata da due persone con il funzionamento simile a una carriola) servirà a trasportare il ragazzo in cima e permettergli di vivere quindi un’esperienza straordinaria.

Questa iniziativa, realizzata dal Parco Sirente Velino e FederTrek, potrebbe essere quella che vede l’avvio di un percorso per l’escursionismo solidale nella regione dei Parchi, considerando che molti di essi hanno in dotazione joelettes, poco o nulla utilizzato.

Gruppo choc su Facebook: tiro a segno con i bambini down

Ma intanto nascono alcuni contro-gruppi dalla mobilitazione on line.

ROMA  – Un gruppo contro i bambini down, definiti un “inutile peso”, “parassiti” con cui “giocare al tiro al bersaglio”. E la foto di un neonato con la parola ‘scemo’ scritta sulla fronte. Sono pagine-choc quelle che si incontrano su Facebook, uno dei socialnetwork ormai più usati e frequentati, in un raccapricciante gruppo a cui sono iscritte circa un migliaio di persone.

Pagine contro cui il popolo di internet si è già mobilitato, con petizioni on line e nuovi gruppi che stanno nascendo in queste ore. Deliranti i proclami contri i bimbi down che si leggono su Facebook: “E’ così difficile da accettare questa malattia… perché dovremmo convivere con questi ignobili creature… con questi stupidi esseri buoni a nulla? I bambini down sono solo un peso per la nostra società. Continua a leggere

A 91 anni nella casa di legno e non c è posto per la badante

di Fabio Iuliano

I Map di Tempera

L’AQUILA. Non c’è posto per la badante nella casetta di legno, così Augusto Iovenitti , anziano residente di Tempera, è costretto a vivere da solo nel suo Map che si trova alle porte della frazione e questo, nonostante delle difficoltà motorie che lo costringono sulla sedia a rotelle. La famiglia del signor Augusto, 91enne, si è presentata al rituale colloquio per l’assegnazione chiedendo una sistemazione anche per la badante, Violeta Miteva , di nazionalità bulgara, assunta a luglio. «Ci hanno obiettato», ha spiegato il genero Gabriele Tibaldi , «che la donna non lavorava per noi prima del 6 aprile. A nulla è servito spiegare che era mio cognato Tommaso , scomparso il 12 aprile a seguito del sisma, a occuparsi dell’assistenza di mio suocero e viveva con lui in una casa al mulino di Tempera». Un argomento non ritenuto sufficiente dalla commissione che ha assegnato al signor Augusto un appartamento di 40 metri quadri camera, cucina e bagno. Per la signora Violeta c’è solo un divanetto. Sono 2.200 le visite condotte dalla Asl per l’accertamento delle condizioni di disabilità dal 6 aprile.