Viaggio nei “meandri” dell’Ufficio speciale della ricostruzione all’Aquila

imageL’AQUILA. All’ingresso principale dell’Ufficio speciale della ricostruzione non c’è più gente di quanta non ne sia in attesa al vicino atelier di Alberto, parrucchiere per signora. I professionisti parcheggiano all’angolo di via Montorio al Vomano. Il personale dell’ufficio distribuisce talloncini di carta multicolore per smistare le pratiche: giallo per il protocollo, rosso per le schede parametriche, blu per il «front office» e verde per le abitazioni polivalenti. L’ufficio di Carlo Pirozzolo, titolare ad interim dell’Usra è al secondo piano, per arrivarci basterebbe superare la stanza con le macchinette per la pausa caffè. Ma guai a passare dall’interno. Un’impiegata solerte alla porta invita a uscire e rientrare per un ingresso laterale, lo stesso utilizzato dai pazienti del nucleo di cure mediche di base. Neanche il tempo di fare il giro e ti ritrovi davanti la stessa impiegata che sgomita per far vedere una pratica a Pirozzolo. È passata dall’interno, lei. «Io lavoro qui e posso», dice. Se le schede parametriche dovessero fare lo stesso a cui è costretto un utente per arrivare a destinazione, la ricostruzione potrebbe aspettare anche il 2043.

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