Fresu: la nostra musica balsamo tra i vicoli di una città ferita

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La regola è che “ognuno vale uno”. Ma almeno in questo caso Grillo e i suoi pentastellati non c’entrano niente. Che si tratti di Enrico Rava o che, invece, sia semplicemente un componente di un’ensemble giovanile, il nome di ciascuno dei 587 musicisti che animeranno questa inedita maratona verrà riportato allo stesso modo nel cartellone. «Questo perché ciascuno di noi viene all’Aquila a portare la sua solidarietà attraverso la musica», sottolinea Paolo Fresu, icona del jazz italiano e direttore artistico di questa kermesse. Quasi un veterano di imprese uniche. «Ciascuno di noi è parte di questa grande mobilitazione che non ha il solo significato di sensibilizzare sui tempi della ricostruzione ma anche quello di contribuire a ricostruire il tessuto sociale e architettonico della città oltre che rappresentare la vitale e creativa realtà del jazz italiano».

Che effetto fa essere coinvolti in prima persona in un evento senza precedenti nel panorama della musica italiana?

«Ho accettato con entusiasmo di collaborare a questa proposta anche perché Dario Franceschini è uno dei pochi ministri italiani da cui ho sentito pronunciare la parola “jazz”».

Beh, magari Walter Veltroni, a suo tempo…

«Certamente, chi dimentica la Casa del jazz e il suo impegno, anche da primo cittadino, a fare di Roma una città europea del jazz! In ogni caso, questo progetto che adesso stiamo portando avanti non ha precedenti nella nostra storia recente. Una manifestazione con ben 107 concerti, senza parlare di happening e improvvisazioni tra i vicoli del centro storico. Siamo sicuri che si parlerà di questa maratona anche al di fuori dei confini nazionali, anche per questo abbiamo coinvolto delegazioni dell’European jazz network».

Una sfida logistica importante, anche considerando il fatto che L’Aquila è a due passi da Roma e quindi si corre il rischio di un flusso di gente difficile da gestire.

«Il jazz è pieno di rischi. È vero che c’è da fare i conti con le ferite del centro storico, ma speriamo di accogliere tantissima gente, in un grande evento itinerante. La sfida è proprio quella di andare a “invadere” una città in difficoltà. Non ci sono biglietti da pagare e, da quello che vediamo sui social, di gente ce ne sarà».

Certo, come ricordava il ministro nella conferenza stampa di presentazione dell’iniziativa a Roma, da tempo il jazz non è più fenomeno di nicchia, in quanto rappresenta circa un terzo di concerti tra quelli che vengono organizzati in Italia.

«Proprio per questo motivo non è stato facile allestire il cartellone della maratona. Pur coinvolgendo quasi 600 musicisti abbiamo dovuto lasciare fuori tantissime persone. Siamo

partiti da uno zoccolo di amici e appassionati per allargarci come potevamo, muovendoci come potevamo in un panorama di 4.500-5.000 artisti. In questo, abbiamo cercato di dare spazio alle realtà locali, a partire dai conservatori abruzzesi». (fab.i.) – fonte ilCentro

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