Arde la fiaccola di Celestino, al via la Perdonanza 2015 all’Aquila

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La fiaccola che appare e scompare tra i puntellamenti della scuola De Amicis. I tredici gradini della scalinata del sagrato di San Bernardino la cui facciata viene baciata dalle luci. I passi sicuri di Samuel e Idrizz concludono un viaggio di quasi una settimana, dal Monte Morrone. I tamburi dei gruppi storici a scandire i tempi. Il volto sfinito di Floro Panti, anima del Movimento celestiniano che, dopo aver annunciato al megafono il messaggio di Celestino per tutti i piccoli comuni che hanno visto passare la fiaccola, si mette in testa al corteo ad assicurarsi che il cammino dei tedofori non incontri ostacoli. Compito, del resto, a cui anche quest’anno pensano i volontari della Protezione civile. Il buio e il silenzio. Gli occhi della piazza sono tutti per Samuel e Idrizz, il primo, musulmano, originario della Nigeria; il secondo, cristiano, originario del Ghana. Dalle loro mani, la fiaccola passa in quelle del sindaco Massimo Cialente, per il via ufficiale della Perdonanza celestiniana con l’accensione del tripode.

È proprio il sindaco a spiegare il senso di questa scelta. «Stiamo vivendo una fase storica particolarmente delicata», osserva, non prima di aver chiesto un applauso alla memoria di Stefano Vittorini. «La crisi, il prezzo della globalizzazione, le guerre come risultato dell’instabilità a livello internazionale. Ogni giorno assistiamo a scene di donne, uomini, bambini che attraversano il mare alla ricerca di una speranza di vita. Tanta è la disperazione per chi scappa per evitare la guerra, la morte certa. Il mare che diventa una tomba. E di fronte a questo sono in tanti a voler edificare muri, culturali o reali. Per questo motivo abbiamo voluto dare alla Perdonanza un significato in più in termini di integrazione».

Le parole del sindaco sembrano fare eco a quelle di Papa Francesco, in vista del Giubileo dell’8 dicembre. «La Perdonanza sta diventando un fenomeno identitario di questa città», spiega il primo cittadino. «In autunno arriverà il riconoscimento dell’Unesco che è un premio a generazioni di aquilani che hanno saputo celebrare la Perdonanza in tempo di pace e in tempo di guerra. Come la nostra, che il 2009 si è trovata a far passare il corteo tra le tende di chi aveva perso casa e affetti».

Una «Perdonanza della ricostruzione», nelle parole dell’arcivescovo metropolita Giuseppe Petrocchi. «Una luce che illumina il buio, il buio delle nostre vicende. La Perdonanza ci darà la forza per andare avanti».

di Fabio Iuliano – fonte il Centro

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