Disco-addio: dallo sballo all’oblio, trasloca la notte dance

Cambiano le mode e le cattedrali del divertimento si svuotano e chiudono. Oggi cadono a pezzi tra erbacce, macerie e rimpianti di serate indimenticabili

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Il tendone bianco è appoggiato come un ombrello semichiuso sulle travi portanti dell’area capoeira. Erba incolta e transenne divelte segnano l’ingresso di quello che una volta era un tempio della disco commerciale. Da un lato, la porta del parco Sirente Velino, dall’altro ettari di spighe allineate come filamenti d’oro. La generosità del grano che si fa bello per poi essere tagliato. Le palme finte, le transenne semidivelte e il vecchio bancone dei cocktail con la bandiera verdeoro. Dell’Evergreen – locale culto del capoluogo a cavallo tra gli anni Novanta e Duemila – è rimasto poco più di un cartello e qualche baracca sgarrupata, un complesso separato dal villaggio antisismico di Fossa da un vecchio recinto.

Ma di tutto questo declino, nulla si può imputare al terremoto, il locale aveva già chiuso i battenti qualche anno prima. Anzi, l’unica speranza di riveder rinascere questo posto, è proprio – paradossalmente – una conseguenza del sisma: Ambra Berardini, ha deciso di realizzare qui un nuovo progetto imprenditoriale. Prima del sei aprile, aveva un ristorante-pizzeria in centro, le Fiaccole tra via Sassa e Fontesecco, in una delle vie più segnate dalla scossa. Di qui, la scelta di acquisire l’area e riaprire un’attività analoga a quella persa. Infradito, t-shirt e guanti da lavoro, è consapevole di avere davanti a sé mesi in cui si andrà avanti a forza di olio di gomito. Ma la grinta c’è tutta. Certo, del pattinaggio della dancehall resterà solo un ricordo, ma già si pensa a rimettere acqua nella piscina. E la signora Berardini non è l’unica che ha deciso investire tempo e soldi nel riportare alla luce un tempio del divertimento.

Ad Alba Adriatica, il Gattopardo tornerà a nuova vita per volontà della stessa famiglia a cui fa capo Villa Chiarugi. Una vicenda che passa per una serie di querelle amministrative con tanto di ordinanze di demolizione di diverse strutture realizzate abusivamente tutte intorno all’imponente villa gentilizia che per decenni ha ospitato una delle discoteche più famose ed importanti della costa adriatica, ma che da più di un anno è completamente chiusa. Nei pressi dell’ingresso, c’è un cartello di un centro commerciale che svetta sovrastando il cartello del Gattopardo, appoggiato per terra quasi come un segno di decadenza. Eppure, c’è già un progetto in itinere per restituire al locale il prestigio di un tempo. Tutto cambi, affinché nulla cambi. Tanti, sono i templi della musica dance caduti irrimediabilmente in abbandono. Erano i luoghi del divertimento, le piste dove i ragazzi ballavano, ascoltavano musica, vivevano l’evolversi delle tendenze e dei generi musicali. Dalla discomusic all’elettronica, dalle sonorità elettro-pop degli anni Ottanta ai primi esperimenti degli anni Novanta quando la «commerciale» battagliava con tecno, progressive e le instancabili sonorità revival. Oggi cosa sono? Luoghi dimenticati, edifici in disuso, svuotati e persi tra zone industriali e strade di campagna.

Spazi a metà tra il degrado e il vintage: testimonianze quasi architettoniche di un tempo passato. Restando nel Teramano, si potrebbe parlare del Tuculca, altro locale storico oggi segnato dalle erbacce, simbolo di una natura che torna a riprendersi i propri spazi. Come altro esempio c’è l’hotel Garden di Pineto, la cui bellezza dal restogusto arabeggiante continua a richiamare l’attenzione dei passanti, nonostante transenne e puntellamenti. Alcuni locali hanno continuato a vivere, pur cambiando gestione, con vocazione del tutto diversa da quella dell’originale. È il caso a Pescara della Fabbrica, ex Gaslini, il locale su 3 piani che ha fatto posto a un’attività di ristorazione. Che dire poi del Caesar di Silvi Marina. Il caratteristico autobus a due piani londinese è rimasto al suo posto, ma il locale è un sexy night club a tutti gli effetti. Tornando al capoluogo, i segni del sisma si sono sovrapposti a una crisi che ha visto il declino dei locali storici, dal Koala, ex Nais, passando per lo Studio 81, per arrivare al Roxy. Poi lo Squeak, la disco per eccellenza, una rivoluzione in città, un esperimento vero di cultura connessa alla musica. L’ispirazione della location nasceva dalla “factory” di Andy Wharol. Negli anni di apertura, passò a suonare un giovanissimo e semi sconosciuto Piero Pelù, leader dei Litfiba. Infine, il Mythos (da non confondere con il locale omonimo del Teramano anche questo caduto in declino) e il Gretagarbo, sfiniti entrambi da eterne querelle con la legge e con i vicini lamentosi, prima della mazzata del sisma. Negli anni Novanta, sulla costa pescarese, andavano forti l’Honeypot, il Lenny e al Niagara. L’estate degli ultimi tre decenni è stata appannaggio degli stabilimenti balneari. Nel Vastese, la discoteca Juice Club si è sovrapposta allo storico locale Wast Daymone. Ma tanti locali sono spariti dalla scena.

di Fabio Iuliano – fonte il Centro (foto Luciano Adriani)

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