“Sempre più soli nell’assistenza ai poveri”

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L’AQUILA. «Capita sotto Natale che giornali e televisioni si facciano vedere da queste parti: ci chiedono cos’è cambiato alla mensa dei poveri, cercando questa o quella notizia. Ma il vero scoop è che qui non è cambiato nulla, questa città sta vivendo uno dei suoi momenti più drammatici». Paolo Giorgi, coordinatore del Movimento Celestiniano a cui fa capo la Fraterna Tau – punto di riferimento quotidiano per centinaia di persone indigenti – appare piuttosto scoraggiato. Al sesto Natale post-sisma, le condizioni socio economiche di questa comunità spingono una fetta di popolazione in seria difficoltà. Quello di non sapere come arrivare a fine mese è un eufemismo per tante famiglie che stentano persino a trovare qualcosa per riempire il piatto. La mensa dei poveri è nata proprio per dare delle risposte concrete a questa gente.

«Cerchiamo di andare incontro a quanti chiedono il nostro aiuto», sottolinea Giorgi, «con quello spirito francescano che ha contraddistinto la nostra struttura. Riusciamo a offrire a oltre 100 persone un pasto caldo a pranzo e in più consegniamo buste di viveri – frutto delle raccolte di solidarietà nei vari supermercati che aderiscono alla nostra iniziativa – a oltre 300 famiglie ogni settimana». Una catena di solidarietà che non ha conosciuto soste, anche nei primi mesi del post-sisma, con la sede in via dei Giardini resa inagibile dalla scossa, i volontari della mensa hanno avviato un’attività capillare di ricognizione delle persone assistite. Si girava tendopoli per tendopoli, facendo spola con la costa per raccogliere abiti, medicine, pannolini e pannoloni, per bambini e anziani. È vero, infatti, che nelle tensostrutture tutti potevano mangiare, ma le persone realmente indigenti avevano anche bisogno di solidarietà su più fronti. «Tutto questo lo facciamo praticamente da soli», rileva Giorgi, «negli ultimi anni il sostegno delle istituzioni si è praticamente azzerato e possiamo contare solo sulla solidarietà di privati e di qualche azienda. Abbiamo detto più volte pubblicamente che avevamo forti difficoltà a garantire il pieno funzionamento del complesso. Le spese di gestione non sono certe uno scherzo, sia a causa delle aumentate richieste di assistenza sia per l’aumento delle tariffe delle forniture. Eppure, non possiamo contare neanche più sul contributo regionale che ci garantiva un po’ di sollievo». Di contro, ci sono i bisogni dettati da questo momento delicato. «Sembra quasi che nessuno voglia occuparsi di povertà», commenta, «e i piani sociali dell’amministrazione cittadina non sono certo efficaci. Così tutti finiscono per scaricare i problemi su di noi».

di Fabio Iuliano – fonte il Centro

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