Integrazione rom, passi avanti, “ma c’è ancora tanta diffidenza”

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«Fuggi luna, luna, luna. Se venissero gli zingari, farebbero con il tuo cuore collane e anelli bianchi». I versi di Federico García Lorca sono come pennellate su tela ruvida. Un viaggio visto dall’interno della cultura gitana, dal centro di Granada alle Grotte del Sacromonte, scandito a ritmo del Cante jondo. Perché determinati contesti socio culturali valorizzano la cultura rom, a partire dalle sfumature artistiche frutto del contatto tra civiltà diverse e del sincretismo fra culti religiosi. Senti parlare del flamenco e ti vengono in mente atmosfere di questo tipo.

LA LUNA NEL LABIRINTO DI FEZ

Tutt’altra musica da queste parti quando si sente parlare di rom, un’etnia troppo spesso associata con fenomeni di microcriminalità, dai furti allo spaccio. È nato su queste premesse il progetto “Romondo”, un’iniziativa di integrazione che la Caritas ha portato avanti nell’arco di tre anni e che vede oggi il momento conclusivo. Un confronto, nel corso del quale verranno esposti i risultati ottenuti contesto lavorativo, scolastico, ludico-didattico. L’arcivescovo Tommaso Valentinetti darà inizio ai lavori che verranno chiusi dal direttore della Caritas don Marco Pagniello.

Stamani, alle 10, ci sarà una tavola rotonda alla sala consiliare del Comune, il pomeriggio i bambini e ragazzi concluderanno le attività dell’oratorio con una speciale “Olimpiade” alla parrocchia della Beata Vergine Maria del fuoco (ore 16). In serata, infine (alle 21) ci sarà un concerto, ad ingresso gratuito, di Alexian Santino Spinelli, al teatro Sant’Andrea. È reduce da un fortunato evento in diretta su Rai Uno, alla presenza di Papa Francesco. Il tour europeo di Alexian fa tappa a Pescara a pochi giorni dalla partecipazione dell’artista all’evento per Papa Francesco in diretta su Rai Uno davanti a 300mila persone. «Abbiamo fatto dei passi importanti per promuovere l’integrazione, ma dobbiamo scontrarci con la diffidenza di base della gente. Ci vorrà ancora molto tempo prima che la comunità rom (sia la parte italiana, sia la parte rumena) riesca a integrarsi bene con la città». Un primo fattore da superare è quello geografico. Infatti, i rom risiedono quasi sempre in pochi quartieri, come San Donato e Rancitelli a Pescara, o nelle periferie di Montesilvano.

Per questo motivo, il progetto ha fatto capo ad alcune parrocchie specifiche, tra cui San Raffaele di Montesilvano, oltre alla stessa Madonna del Fuoco. «Il cammino che abbiamo percorso», prosegue don Pagniello, «ci permette di osservare e toccare da vicino delle situazioni concrete che caratterizzano l’incontro con questa etnia. Nel primo anno, abbiamo tentato un approccio attraverso gli oratori. Dal secondo anno in poi, siamo entrati molto più all’interno del percorso scolastico. Infine, negli ultimi mesi, gli stessi bambini seguiti ci hanno fatto entrare in contatto con le loro famiglie, e quindi quello degli adulti e dei rispettivi contesti di riferimento: lavoro, vita di quartiere, scuola, oratorio».

A un primo sguardo, spiegano i protagonisti, ciò che è emerso è stata la grande resistenza al dialogo ed all’incontro da parte di entrambe le comunità. La poca conoscenza dei mondi e delle reciproche culture, i pregiudizi alimentati anche dai frequenti episodi di micro-criminalità e di violenza che hanno visto coinvolti alcuni membri della comunità rom, la differenza culturale e di scolarizzazione che è emersa all’interno delle classi, hanno rappresentato nel tempo i fattori determinanti della profonda frattura tra le due comunità. «La conoscenza è il primo passo per l’integrazione», conclude Pagniello.

di Fabio Iuliano – il Centro

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