«Non sei andato a votare? Allora non ti do la comunione»

Immagine«Non vuoi andare a votare? Allora niente comunione». Detta così suona un po’ male, specie se a pronunciare queste parole è padre Giuseppe De Gennaro, un religioso notoriamente dalle vedute ampie. E, ieri, in effetti, i fedeli che ogni domenica frequentano l’Università della preghiera, in via di Madonna Fore, hanno ascoltato increduli questo monito, pronunciato durante l’omelia del mattino. Del resto, si sente parlare di parroci che negano la comunione ai divorziati oppure ai gay; talvolta, purtroppo, persino qualche disabile si è visto privato dell’eucarestia.Posizioni e divieti da cui, invece, padre Giuseppe ha sempre saputo prendere le distanze, guardando la realtà con una prospettiva più aperta che non è poi tanto diversa da quella di papa Francesco, come del resto suggerisce l’impostazione di base del loro comune ordine di appartenenza: quello dei gesuiti.

Eppure, stavolta, il religioso aquilano, originario di Vico Equense (nella foto durante una funzione liturgica) ha voluto fare la parte del “cattivo”, mostrandosi intransigente con chi non ha voluto adempiere al dovere civico di andare a votare.

Qual è il motivo di tanta decisione? La necessità di lanciare un appello con quanta più forza possibile affinché tutti facciano, nel proprio piccolo, qualcosa in favore della cosa pubblica e, in particolare, nei confronti di un vecchio continente «dilaniato da tanti mali, tra crisi e indifferenza». Nessun candidato da sponsorizzare, a scanso di equivoci, e neanche indicazioni di sorta: solo quella di tirare fuori dal cassetto il certificato elettorale e usarlo. «Da tempo parlo alle persone che frequentano il Dono di Gesù (l’Università della preghiera è intitolata così ndr), raccomandandomi di andare a votare», spiega padre De Gennaro.

«La nostra struttura ospita degli studenti fuori sede e delle persone provenienti anche dalla Sardegna e dalla Sicilia: abbiamo messo tutti in condizione di tornare a casa ad esprimere la propria preferenza, facendo anche delle collette per pagare il biglietto a quelli che abitano più lontano. Purtroppo, nel nostro Paese non esiste la possibilità di esercitare il voto in maniera telematica ed è difficile mettere studenti e giovani precari che vivono temporaneamente in una città, in condizioni di votare senza dover per forza tornare a casa».

«Nel vangelo», prosegue il religioso, «c’è quella parabola illuminante del buon Samaritano, in cui si parla di un malato a terra e varie persone, anche religiosi, gli passano davanti senza fare niente, adducendo questa o quella scusa: oggi, questo malato è l’Europa dobbiamo tutti fare qualcosa».

di Fabio Iuliano – fonte il Centro

 

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