R-EsistiAmo L’Aquila, luoghi e volti della città ferita

ImmagineIL FOTORAFFRONTO

In via Patini l’odore del caciocavallo della bottega di Vito Laterza lo sentivi appena imboccavi l’angolo: e alla fine entravi alla “Camosci- na” e uscivi con una busta piena di vari tipi di formaggi. Poi, facendoti largo tra le decine di persone che a tutte le ore del mattino affollavano le vie del centro, affluivi in piazza Duomo e tra voci, musica e rumore di pentolame lasciavi il secolare mercato ambulante con tanti altri acquisti. L’Aquila era questo prima del sisma del 6 aprile 2009: un’esplosione di vitalità. A cinque anni dal sisma che ha portato via vite umane e distrutto il cuore della città, il Centro ha realizzato una mostra fotografica che racconta la storia del capoluogo di regione attraverso i volti degli aquilani e dei luoghi a loro cari. C’è Vito della “Camoscina”, nel cui negozio oggi in piazza Duomo entrano poche persone al giorno. Ci sono gli ambulanti, 120 prima del sisma e ora molti di meno, riorganizzati in periferia. Oltre 50 scatti che immortalano più di 100 persone, realizzati dal fotografo e grafico del Gruppo L’Espresso, Federico Deidda, resteranno esposti a Casa Onna, la struttura donata dai tedeschi agli onnesi, a partire da oggi fino a martedì 8 aprile. L’inaugurazione si terrà oggi (3 apriule 2014) alle ore 18 alla presenza del direttore del Centro, Mauro Tedeschini, del consigliere delegato, Domenico Galasso e degli autori della mostra.

Ci saranno anche molti dei protagonisti di questo viaggio che mette a confronto i luoghi e i volti dell’Aquila prima e a 1.825 giorni dal terremoto. Immagini simbolo nella vita di ognuno di loro, come la piazza del paese dove Patrizia Santangelo, giornalista, si è sposata tempo prima del sisma, costruendo una famiglia che non ha mai lasciato questa terra. Oppure quel tratto di via Fortebraccio che scandisce la vita e i ricordi di Renza Bucci. Frammenti di vita quotidiana in centro in cui molti aquilani passavano gran parte della giornata, come ricorda Sonia Castellani. Tradizioni che si perdono nel tempo, come la Perdonanza e i suoi cortei di cui la piccola Beatrice Saracino è stata protagonista, sotto gli occhi di sua madre Paola Bartolomucci. Scorci di vita, come quella panchina di piazza Regina Margherita che tanti giovani, come Jessica Zarivi occupavano di giorno e di notte.

Un racconto che è fatto di chiese, come quella di Santa Maria Paganica, dove Laura Pelliccione festeggiò la prima comunione, oppure quella di San Bernardino, scelta per le nozze di Cristina Spennati e Fabrizio Fiordigigli. E poi ancora, la basilica di Collemaggio e il messaggio di Celestino V: davanti all’uscio della Porta Santa si trova a passare don Giulio Signora, parroco della vicina Torretta. Uno dei fulcri della vita di ieri e oggi è piazza Duomo, «il punto dove L’Aquila si fa chiara e luminosa e puoi seguire il cambiare della luce», nelle parole della docente e scrittrice Patrizia Tocci, come nei ricordi di Cristina Busilacchio. Immagini di borghi e frazioni completamente distrutte dal sisma, i cui abitanti portano segni evidenti di una tragedia senza tempo.

Le storie di Giustino Parisse, caporedattore del Centro, e Pio Sbroglia, ad Onna, ne sono esempio. Memorie domestiche, come le bambole di Alessandra Colagrande, nella casa di via Antinori. Da quelle parti, Francesca Luzi, passeggiava spesso con l’amica nei giorni “normali”, in cui il corso brulicava di gente, come si vede nelle foto di Francesca Cerqua, o in quelle di Natalia Nurzia, il cui bar è stato uno dei primi a riaprire dopo il sisma. A piazza Santa Margherita, lì dove c’era la cappella universitaria dei Gesuiti, punto di riferimento di tanti studenti, come Ruggero Mariani. Oppure la Fontana delle 99 Cannelle, meta delle uscite domenicali della famiglia di Patrizia Ferri. Uscite quotidiane, come capitava spesso alla giornalista e blogger Maria Cattini.

Il centro era anche un luogo di riferimento della vita politica della città, sede del palazzo di città, dove il sindaco Massimo Cialente e il consigliere Maurizio Capri si insediarono nel 2007, oppure sede di varie associazioni di categoria, come la Confcommercio, coordinata dal direttore regionale Celso Cioni. Foto che parlano del teatro e della musica a cavallo del sisma, come i concerti dell’associazione Laboratorio dietro le quinte, guidata da Piero Cerolini, e gli spettacoli di Roberto Mascioletti ed Eugenio Incarnati. Un percorso culturale che non può prescindere dal Teatro Stabile d’Abruzzo, che aveva il suo luogo propulsore nel teatro comunale, ancora in balìa delle macerie. Ma la cultura è anche quella dei tanti laboratori di pittura e scultura, come quello dei maestri Augusto Pelliccione e Sandro Arduini, in via Paganica, e delle gallerie d’arte come il Centro documentazione arte-poesia contemporanea “Angelus Novus” di Antonio Gasbarrini. Ma sono tante le vie e le abitazioni in cui gli aquilani aspettano di rientrare: quella in piazza della Prefettura di Roberta Gargano; quella nella meravigliosa Costa Masciarelli di Anna Pacifica Colasacco. O il palazzo di Angela Schiavone a ridosso della Villa Comunale.

Ma c’è anche l’enorme buco nero del palazzo di Marianna, sorella di Annarita Semplice, in via Finamore, buttato giù come burro dal sisma. Il centro storico era anche il luogo dei locali in cui giovani imprenditori producevano prodotti di qualità, come il caffè torrefatto e il gelato artigianale del Gran Caffè di Michele Morelli e Stefano Biasini, o la Quintana di Fabio Climastone, o, ancora, lo “Shaker” di via Roio, tappa fissa per il consigliere comunale del Prc, Enrico Perilli. In via Leosini Marzia Buzzanca resiste con il suo ristorante gourmet “Percorsi di gusto”. Giuseppe Colaneri, invece, reagisce alla voglia di andare via aprendo ogni giorno il suo negozio di gadget e cartoleria “La luna” lungo corso Vittorio Emanuele II.

Uno scatto in piazza Santa Margherita, immortala invece il momento felice del matrimonio di Michela Santoro e Goran Pecarevic. In via Camponeschi, a ridosso dell’università di Lettere e filosofia, Alfredo Murgo vendeva libri agli studenti universitari: oggi è un palazzo ferito. Ai Quattro Cantoni l’avvocata Simona Giannangeli manifestava contro la guerra. Poco distante dal centro, un’altra via nevralgica: via Duca degli Abruzzi, piena di scuole e asili, dove, nell’asilo Giovanni XXI, il sindacalista Luigi Fiammata accompagnava suo figlio. Pina Lauria, una delle animatrici dell’assemblea cittadina, resta legata allo storico ed elegante Palazzo Cipollone, lungo il corso. Il fotografo del Centro, Raniero Pizzi, viveva in via Campo di Fossa, tristemente famosa per i suoi morti.

Un altro luogo simbolo della tragedia è la Casa dello Studente, dove Roberto Di Simone, papà di Alessio, ha voluto ricordare il 24enne studente d’Ingegneria, vittima delle macerie della struttura. Poco distante si trovava anche la redazione aquilana del Centro, oggi in una casetta di legno a Coppito. Il sisma ha messo in ginocchio anche le sue frazioni. A San Gregorio resta ben poco del suo centro. Nella distrutta chiesa omonima Chiara Petrocco ha ricevuto la prima Comunione. Ad Arischia, per Giuseppe Colageo il futuro deve ripartire dalla scuola, crollata per i danni del sisma. Un futuro che non può prescindere dallo sviluppo turistico, per il quale è un punto di riferimento il santuario del borgo di San Pietro della Jenca, ai piedi del Gran Sasso, dedicato a Papa Giovanni Paolo II: per Pasquale Corriere, fondatore dell’associazione omonima, il suo valore turistico crescerà con la santificazione di Wojtyla il 27 aprile.

di Marianna Gianforte e Fabio Iuliano – Fonte

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