Luco, fermate all’alba le gang della droga

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Ancora sirene, ancora elicotteri a monitorare la strada che dal nucleo industriale di Avezzano conduce a Luco dei Marsi. Ancora un blitz all’alba per colpire un traffico di sostanze stupefacenti senza precedenti in provincia.

Quella portata avanti ieri mattina dal Corpo forestale, con nove ordinanza di custodia (solo otto sono state eseguite), rappresenta solo un ultimo tassello.

Dal maggio 2012, le forze dell’ordine hanno portato avanti 9 grandi operazioni, dando seguito a 132 misure cautelari e a una raffica di denunce. Non si contano, invece, le manette scattate per episodi singoli di spaccio. Un fenomeno in crescita esponenziale negli ultimi anni, anche in relazione alle enormi difficoltà di integrazione da parte delle minoranze etniche. In molti, arrivano da queste parti con l’idea di ottenere un lavoro, ma spesso le aspettative vengono deluse da un contesto che fa i conti con la crisi, e un entourage socio-culturale che non impedisce la “ghettizzazione”.

«LUCUS ANGITIAE 2». Nella storia delle operazioni di polizia giudiziaria, quella portata avanti dalla Forestale costituisce senza dubbio un precedente importante. In campo dall’alba, 60 forestali, 15 mezzi e un elicottero, con il coordinamento della Direzione distrettuale antimafia.

Arresti, appostamenti e perquisizioni domiciliari e personali. Il blitz di ieri rappresenta la naturale prosecuzione dell’attività di polizia denominata «Lucus Angitiae» dello scorso 29 dicembre, nell’ambito della quale i forestali abruzzesi hanno eseguito 17 misure cautelari e una cinquantina di denunce.

DUE BANDE. Si arriva così all’operazione bis «Lucus Angitiae 2» che ha visto gli inquirenti indagare su due organizzazioni criminali distinte che si rifornivano di cocaina dal Bresciano e di hascisc dalla Campania.

L’attività di spaccio delle due bande era incentrata soprattutto ad Avezzano, Luco dei Marsi e Trasacco e, in alcuni casi, anche a Pescara. Attività che, secondo una stima, produceva proventi per circa 75mila euro ogni due settimane alla luce di un mercato caratterizzato da migliaia di consumatori.

Ancora una volta, il nucleo dello spaccio fa riferimento a Luco, in particolare a un bar pasticceria che già gli arresti del 29 dicembre scorso avevano fatto chiudere.

Coinvolti, stavolta, otto marocchini e un’italiana, Emanuela Letta, 38 anni, che in passato ha lavorato proprio in questo locale.

«CUFFIETTA». La donna – finita ai domiciliari in quanto incensurata – secondo le accuse faceva parte di un’associazione a delinquere guidata da Abdelmoula Belaich, detto “Cuffietta”, 30 anni, nato a Beni Amir Est, detenuto in carcere. Nella banda operavano anche Mohammed Belaiche, 43 anni, nato anche lui a Beni Amir Est (manette anche per lui) oltre a Malika Himmi, 34 anni, ai domiciliari. Un quinto componente di questa banda è attualmente ricercato.

Il secondo gruppo era composto da Ahmed Omari, 36 anni, nattrasferito in carcere insieme a Omar Toubi, 26 anni. Con loro c’era anche Ahmed Mazaui, 27 anni, già detenuto analogamente ad Abderrazzak Nassite, 32 anni, nato a Souksbt.

Tutti gli indagati, ad eccezione della Letta, hanno precedenti specifici per ricettazione, estorsione e spaccio; tutti verranno segnalati alla Direzione centrale per i servizi antidroga di Roma.

Alcuni di loro sono difesi dagli avvocati Pasquale e Gianluca Motta.

LE PERQUISIZIONI. Come sottolineato nella conferenza stampa in cui sono stati illustrati i dettegli dell’operazione dal comandante regionale del Corpo forestale dello Stato, Giuseppe Paolella, e dal sostituto procuratore della direzione distrettuale antimafia dell’Aquila, Stefano Gallo, sono stati sequestrati oltre a bilancini di precisione e a sostanze per il taglio della droga, 20mila euro provento dello spaccio delle ultime serate.

«Con questa azione», ha spiegato Paolella, «la Direzione distrettuale antimafia e la Forestale hanno alzato il livello delle indagini andando a colpire soggetti malavitosi dediti al traffico e allo spaccio di droga dopo aver arrestato numerosi pusher nell’altra operazione dello scorso mese di dicembre».

« Le indagini», ha riferito il sostituto procuratore Stefano Gallo, «porteranno ancora sviluppi». Il magistrato ha però chiarito: «Ma l’attività dei due gruppi di marocchini è stata stroncata».

FINTI MATRIMONI IN CAMBIO DI COCA. Falsi matrimoni in cambio di cocaina. È questa una delle curiosità emerse nell’ambito dell’indagine della Forestale «Lucus Angitiae 2».

Quando il matrimonio diventa uno strumento nelle mani di chi vuole completare subito l’iter per ottenere la cittadinanza italiana. Nonostante le difficoltà di integrazione, i protagonisti dell’operazione hanno dimostrato grande capacità di radicarsi nei territori tanto è vero che uno dei magrebini era sposato con una ragazza del luogo e l’altro stava provvedendo con una giovane di Caserta.

Il falso matrimonio organizzato per regolarizzare la posizione nella Marsica non veniva pagato in denaro, ma con dosi giornaliere di cocaina. Così le indagini, coordinate dal vicequestore aggiunto Forestale, Luigi Margarita, funzionario incaricato nella sezione regionale di analisi criminale, hanno fatto emergere anche questo aspetto.

Nelle diverse perquisizioni, effettuate nelle abitazioni e nei luoghi frequentati dalle 8 persone arrestate e da quella ancora latitante, sono state individuate anche 7 persone di nazionalità marocchina, non in regola con la normativa. I controlli sono stati effettuati anche in collaborazione con la polizia. Per gli immigrati irregolari sono scattate le procedure per il rimpatrio. Il fenomeno di falsi matrimoni è molto diffuso nella Marsica. E questo nonostante una serie di restrizioni introdotte negli ultimi anni che impongono la revoca dei documenti se questi sono stati ottenuti attraverso un’unione fittizia, unica eccezione che dal matrimonio siano nati figli.

Chi fa lavorare extracomunitari privi del permesso di soggiorno o con permessi falsi scaduti, rischia l’arresto da tre mesi ad un anno e multe fino a 5mila euro per ogni lavoratore non in regola. In caso di rimpatrio, gli immigrati stranieri per i quali sono stati versati anche meno di cinque anni di contributi, potranno riscattarli, ma solo quando avranno raggiunto i 65 anni d’età.

Numerose le operazioni di polizia giudiziaria volta a stroncare il fenomeno. L’ultima, in ordine di tempo, risale alla fine di novembre ha visto 11 misure cautelari.

I soggetti coinvolti attiravano immigrati dal Bangladesh, dal Marocco e dal Pakistan con la promessa di un visto legato a un posto di lavoro in cambio di soldi.

Un traffico di stranieri che andava avanti da quattro anni, stroncato con undici arresti disposti dal gip Marco Billi, su richiesta del pm della Dda dell’Aquila, David Mancini, nei confronti di 4 italiani, datori di lavoro, titolari di aziende agricole o di agenzie di servizi, e 7 stranieri che facevano da intermediari con i loro connazionali.

di Fabio Iuliano – fonte il Centro

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