Il Cermis veglia sulle Universiadi

Lorena De Francesco esce dal rifugio Paion in mezzo alla neve in maniche corte, in barba ai 2.250 metri di altitudine e alla temperatura che sfiora lo zero. Con il suo abito tipico tra il trentino e l’altoatesino, che lascia scoperte le braccia e parte delle spalle, sfida la natura come se fosse la cosa più normale del mondo, con un sorriso radioso, e l’aria di chi la sa lunga sui segreti per sopportare il freddo, invita tutti a entrare nel suo rifugio, “a bere una grappa per sentire più caldo”.

E dentro, atmosfera multiculturale che unisce candesi, italiani e austriaci tra un cheers, un prost e musica disco d’alta quota. Lorena gestisce con l’energia di una ragazzina il rifugio Paion, sulla cima del Cermis, nella catena dei Lagorai, insieme al marito Michele e alla figlia Lisa. Ma per arrivare fin qui, devi salire con la cabinovia. due stazioni intermedie più un ultimo tratto con la seggiovia, per mezz’ora abbondante di salita. Sotto, il paesaggio della valle e dei suoi borghi (Cavalese, Carano, Predazzo), affascinanti ancor di più visti dall’alto, e poi sciatori esperti che sfrecciano sulle piste fino all’ultimo raggio di sole e decine di bambini dalle tute colorate in fila dietro ai maestri di sci. Al Paion arrivano non solo sciatori, ma anche turisti.

“Dodici mesi l’anno”, dice Lorena. Attratti forse un po’ dalla grappa aromatica fatta in casa con infuso di pigne di pino mugo e cirmolo, color amaranto e sapore secco, ma anche dal fascino irresistibile delle Dolomiti. Mezz’ora di salita che vale la pena affrontare per godere uno spettacolo mozzafiato: nella Val di Fiemme si sviluppano cinque zone sciistiche (110 chilometri di piste), che si snodano tra le guglie del Latemar, di Obereggen-Pampeago-Predazzo, le Pale di San Martino e il Lagorai, le Dolomiti orientali, il Corno Nero. Le Universiadi invernali vanno avanti e ovunque, anche al Paion ci sono volontari, turisti, atleti di nazionalità diverse. Ad assaggiare la grappa di Lorena sono saliti anche i canadesi e gli ucraini: 24 ore prima si erano sfidati in una gara di hockey spietata, finita con un 11-0 per i canadesi sul ghiaccio di Cavalese.

“E’ questo il bello dello sport e soprattutto della montagna che unisce tutti e a tutte le latitudini”, ci tiene a dire Dario Delvai, che di kermesse sportive internazionali ne sa qualcosa, tra mondiali e Olimpiadi. Canadesi e Ucraini, dunque, ieri nemici sul campo, oggi compagni di brindisi. Succede anche questo sul Cermis. E succede anche che il sole regali uno splendido tramonto che dipinge di rosso fuoco le pareti delle Dolomiti. Riscendere con la cabinovia (conosciuta purtroppo per la tragedia che vide la morte di 20 persone per l’incidente causato da un aereo militare statunitense del corpo dei Marines, che tranciò un cavo della funivia) è come un documentario naturalistico guardato al cinema.

Sulle piste innevate per lo più con neve artificiale (dopo l’ondata di precipitazioni nevose a novembre, che ha permesso l’apertura prima del ponte di Sant’Ambrogio, la neve ha finora scarseggiato) scendono gli ultimi sportivi. Poi, durante l’aperitivo serale nei borghi della Val di Fiamme, non resta che contemplare la pista Olimpia III illuminata quest’anno per la prima volta. Oppure raccogliere il coraggio, stimolare l’adrenalina, cenare leggeri e lanciarsi in un’ultima discesa in notturna. Se c’è la luna quasi piena, poi, come in queste sere di metà Unversiadi, il miracolo è completo.

di Fabio Iuliano – Fonte 

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