L’Aquila, Ospedale San Salvatore: tre code e tre check point

Immagine«Mi scusi, sono al nono mese di gravidanza, ho la precedenza allo sportello?». «Beh sì ma solo se si sente male».

Nel dare questa risposta, l’addetta allo sportello accettazione del centro prelievi dell’ospedale ha l’aria di una persona consapevole che il suo rinnovo del contratto non dipende affatto dalle prestazioni professionali erogate. È giovane per essere già stabilizzata, ma non troppo da non avere acquisito degli automatismi che si addicono a impiegati di lungo corso. Di quelli che la burocrazia ce l’hanno cucita addosso e hanno l’elasticità della voce automatica che ti risponde al 155 fino a quando non riesci a trovare un operatore libero. In carne ed ossa.

Comunque, se non fossero le 10.29, la ragazza incinta avrebbe anche il tempo di rivolgersi allo sportello cortesia dell’ufficio ticket. Ma sessanta secondi sono un po’ pochini per scendere di un livello e risalire. D’altra parte, la colpa è un po’ anche la sua che non si è presentata con le carte in regola.

Andiamo per ordine. Per fare i prelievi con la Asl – perché vale la pena, se non altro per la competenza degli operatori del laboratorio analisi – devi superare tre step. O, meglio, tre check point. Si parte dall’ufficio ticket dove è meglio arrivare di buon ora, perché ti danno un numeretto elimina code. In realtà, ancora prima di scendere al piano terra, conviene già avere in tasca il bigliettino dell’ufficio accettazione analisi (step numero due) sennò rischi che alle 10.30 in punto (quando scatta l’ora x) qualcuno venga a togliere la macchinetta “elimina code” e devi ripassare il giorno dopo.

Ho fatto così e mi sono presentato all’ufficio Ticket poco prima delle nove, accettando il rischio di trovarmi davanti decine (si legge centinaia) di persone in coda dalle sette. A quien madruga Dios le ayuda, recita un detto spagnolo  –  un po’ il nostro aiutati-che-Dio-ti-aiuta (ma vale già a partire dall’ora in cui imposti la sveglia).  Al Ticket io ho l’A265 e il monitor è fermo al 234. Non male, considerando che gli sportelli vanno abbastanza spediti. Gli addetti se la cavano bene:  una ragazza abbronzata con lo sguardo di chi è appena rientrato dalle ferie mi serve velocemente. Poi si dedica allo sportello cortesia.

E’ sopra che mi preoccupa. Prima di scendere al Ticket ho preso il numeretto (975), nella consapevolezza di avere esattamente cento persone davanti a me. E se supero il limite delle 10.30? «Tranquillo», mi fa una signora, «se hai il numeretto in mano vuol dire che farai il prelievo. E comunque tieni, ne ho preso più di uno: così farai un po’ prima». Mi mette in mano il 945. Alla grande. La coda numero due la supero alle 10.35 e mi tuffo alla coda numero tre, quella davanti al laboratorio analisi mentre, con la coda dell’occhio seguo l’uscita di scena della ragazza incinta che ha tutta l’aria di chi  sa già che il prelievo lo farà all’indomani. D’altra parte, quando arrivi al nono mese sai che in ospedale ci vai un giorno sì e l’altro no per i monitoraggi.

Il numeretto per la terza coda te lo assegnano direttamente in accettazione e lì non puoi barare a meno che non sei un bambino in lacrime. Mi capita anche questo e mi tocca aspettare. Poi, un’immagine di sollievo: un angelo di nome Tiziana mi fa mettere tranquillo, anzi mi dice che se ho paura posso anche stendermi. E mi dà anche facoltà di scegliere con che ago bucare la mia vena. Vedo il sangue defluire, quello che basta per riempire la provetta. Ho già la testa a forma di cornetto e cappuccino.

di Fabio Iuliano

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