Schiave e schiavi del sesso in terra d’Abruzzo – Web-doc sulle strade della prostituzione

«E tutti sanno che la Perla Nera rende felici con poco…». (Modena City Ramblers)

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Dai marciapiedi consumati della pineta tra Montesilvano e Pescara, ai tacchi alti che sanno di cenere dei falò della Bonifica. Dalle persiane chiuse degli appartamenti di periferia, ai centri massaggi con “lieto fine”. Il mondo della prostituzione non conosce regole. Neanche in Abruzzo, la regione con il record dell’editoria del sesso e con un tasso di prostituzione in casa elevatissimo. Il fenomeno interessa non solo donne e uomini a costante rischio di sfruttamento, ma condiziona abitudini, comportamenti, flussi turistici ed economici di intere comunità.

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SULLE STRADE DELLE LUCCIOLE FORTI E GENTILI

Parte da queste premesse la spinta a livello nazionale di superare la Legge Merlin, tornando a individuare, se non case chiuse, almeno aree dedicate per evitare che interi quartieri diventino una sorta di “centro commerciale del sesso” . Ancora non si placano le reazioni alla proposta del sindaco Attilio Di Mattia di aprire un “Love parking” sulla falsariga del box del sesso di Zurigo. Una provocazione, certo, quella del primo cittadino che però nasce dall’insofferenza dei residenti e da un’esigenza di sicurezza.

«In Abruzzo la prostituzione si diversifica a seconda delle province», ricorda Maurilio Grasso, capo della Squadra mobile dell’Aquila. «In generale il fenomeno è su strada nella zona del Teramano e del litorale. Stesso discorso per il Pescarese: le prostitute provengono prevalentemente dall’Africa e dall’Europa dell’Est. Nella nostra provincia abbiamo una presenza maggiore nella Marsica rispetto all’Aquilano e Sulmona. Nel capoluogo, abbiamo casi di prostituzione di etnia sudamericano e ultimamente anche orientale, ma non su strada: prevalentemente in appartamento». Esistono anche casi di universitarie che si “vendono” online per mantenersi gli studi. Per il capo della Mobile, tuttavia, «non c’è sfruttamento ma si tratta di iniziative personali».

Donne oggetto di una vera e propria tratta, come le nigeriane, nel 98% dei casi vittime di sfruttamento. Donne che vivono ai limiti della miseria e isolate dalla società. Donne tossicodipendenti, madri che cercano di sbarcare il lunario. Trans. Giovani ingannate da compagni e mariti che le gettano in strada. A Pescara, nei pressi della stazione, è sviluppata anche la prostituzione maschile.

MONTESILVANO: DENTRO LA PINETA 

Non è solo quello che vedi in strada, dai Grandi Alberghi a Francavilla, con decine di ragazze ogni sera a riempire i vicoli che danno a ridosso del lungomare. Non sono neanche le insegne dei night e dei centri massaggi orientali, alcuni dei quali nascondono belle de jour con gli occhi a mandorla (solo a Montesilvano si contano ben cinque centri oggetto di chiusura forzata in sei mesi). Il quadro è ben più complesso considerando il sommerso negli appartamenti. Perché in alcune strade capita che si suona alla porta e viene ad aprire una donna in deshabillé, quando non attende direttamente davanti al portone di casa, come accade tra via Maremma e via Lucania, al confine con Pescara. E poi la pineta, con tutto quello che si muove dentro, con donne ghanesi o nigeriane disposte a fare sesso anche per pochi euro, a servizio di gente con o senza macchina. Ci fingiamo clienti per contrattare delle prestazioni e ci vuole poco a capire che le donne sono disposte a tutto per portare a casa dei soldi. Anche a fare sesso senza preservativo o a concedere un rapporto orale per soli cinque euro. Tutto sotto il controllo dei protettori appostati. «Se entro al Megalò e cerco un dentifricio», valuta Antonello Salvatore di On the road Onlus (associazione contro ogni tipo di sfruttamento) «mi aspetto di sceglierlo tra i 40 che trovo sullo scaffale. Ecco: qui il centro commerciale è la strada dove i clienti possono scegliere la prostituta che preferiscono fra tante». Le donne sono vittime di tratta, di favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione, a volte anche di lesioni, estorsione e minacce. Reati che, all’inizio di ottobre, hanno portato la polizia a smantellare una gang eseguendo varie ordinanze di custodia cautelare.

COLONNELLA: IL MERCATO UMANO

La zona industriale della bonifica di Colonnella appare come una lunga strada costellata di lucciole seminude. E’ il regno delle nigeriane, ma non solo. Giorno e notte riempiono la strada da un lato e dall’altro, accendendo piccoli falò. Donne che ballano intorno al fuoco bevendo ponch caldo spuntano ogni 100-200 metri. In questa parte di città la prostituzione è chiusa in un angolo di segregazione, lontano dal centro abitato e dalla vita comune. E questo la rende ancor più simile a un vero e proprio “mercato umano”. In macchina percorri la strada e scegli la tua merce. Per contrastare il fenomeno della prostituzione, a Colonnella c’è un’ordinanza che sanziona il cliente con una multa di 400 euro. Ma è un lavoro difficile, perché i clienti vanno presi in flagranza. E poi ci sono i trans sudamericani, isolati rispetto al contesto, “lavorano” soprattutto negli appartamenti. Spesso li incontri nei rari bar della bonifica che restano aperti fino a tardi, attirano clienti inventando storie. Come Silvia che ci ha raccontato di avere conosciuto l’ex governatore del Lazio, Piero Marrazzo prima dello scandalo del 2011. Sulle strade della costa si concentra l’azione dell’associazione On the road. I volontari distribuiscono preservativi, materiale informativo e numeri di emergenza alle prostitute in strada. Esiste anche un programma di riabilitazione, inserimento sociale e lavorativo.

EQUIVOCI SULLE STRADE DI VILLAROSA

A Villarosa, frazione di Martinsicuro, le ragazze del posto vengono importunate dai clienti delle prostitute, mentre fanno jogging, oppure escono per una passeggiata. Di sera, ma anche e soprattutto di giorno. Questo perché le giovani prostitute, da queste parti, non sono facilmente riconoscibili, in quanto per strada non vestono in maniera appariscente ma con abiti normali, e passeggiano o vanno in bici per adescare clienti con cui poi consumano i rapporti nei vicini appartamenti. Una nostra collega ha voluto vedere di persona cosa si prova ad andare in giro per strada ed essere costantemente vittima di equivoco Via Taormina e il lungomare sono luoghi di incontro tra la “domanda e l’offerta”. E i residenti sono esasperati, tanto da mobilitarsi sui social network. Così è stato aperto un gruppo Facebook su cui vengono sistematicamente pubblicate le foto dei clienti che si fermano a contrattare con le prostitute. Per preservare la privacy vengono oscurate le targhe delle auto, ma le immagini in sé costituiscono un deterrente. Residenti che sono anche scesi in piazza.

SFRUTTAMENTO E POVERTA’, LE STORIE

La tratta degli esseri umani, lo sfruttamento dell’emigrazione ci consegnano vicende che per la storia della nostra civiltà sono ferite aperte. Spesso, per tante giovani il sogno di un futuro migliore si infrange su un marciapiede. Secondo un dossier divulgato da Save the Children, sono 20,9 milioni le vittime di lavoro forzato nel mondo. In Europa risultano oltre 9.500 nel 2010 le vittime accertate e presunte di tratta. Sono per lo più ragazze tra i 16 e i 18 anni, provenienti dalla Nigeria o dalla Romania (talvolta di etnia Rom), in misura minore da Ungheria, Bulgaria, Brasile, Albania, Cina, Burkina Faso. Storie drammatiche come quella di Lilian Solomon: aveva ventitré anni in Italia cercava un modo per aiutare la famiglia in Nigeria, ma niente ha potuto contro un terribile linfoma che l’ha portata via in pochi mesi. Ma ci sono anche storie di speranza, di chi ce la fa a reagire , come Sonia: 21enne nigeriana uscita dal giro della prostituzione grazie ai volontari di Save the Children e On the road.

di Marianna Gianforte e Fabio Iuliano  – Fonte il Centro

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