Parolisi al telefonista anonimo: «Dimmi chi sei»

PAROLISI

«Nessuno ti ha mai visto, nessuno sa chi sei. La tua mancanza di coraggio non sta aiutando in nessun modo la vera giustizia. Cos’hai visto, quando l’hai visto e cosa hai fatto». A pochi giorni dal processo di appello che lo vede imputato per l’omicidio della moglie, Salvatore Parolisi si rivolge in questo modo al telefonista che dalla cabina pubblica di piazza San Francesco a Teramo chiamò al centralino della polizia segnalando la presenza del corpo di Melania Rea nel boschetto delle Casermette a Ripe di Civitella del Tronto. L’ex caporalmaggiore, condannato all’ergastolo in primo grado per omicidio volontario, interviene dal carcere di Castrogno per bocca dei suoi legali di fiducia, Valter Biscotti, Nicodemo Gentile e Federica Benguardato, chiamando in causa il personaggio, sempre rimasto anonimo, che ha fatto la segnalazione determinante al ritrovamento del corpo di Melania. «Da uomo a uomo», incalza Parolisi, «ti prego, riprendi il tuo coraggio. Fammi uscire da questo tunnel e aiuta soprattutto Melania a trovare pace e verità».

LA MAMMA DI MELANIA. Nei giorni scorsi, anche la mamma di Melania, Vittoria Rea, ospite della trasmissione Quarto Grado su Rete 4 (che ieri sera ha mostrato l’originale della lettera di Parolisi), ha lanciato un appello analogo al telefonista. Poche parole per ringraziarlo della sua segnalazione, ma anche per tornare a chiedergli di farsi sentire. Perché la sua testimonianza manca ancora nei voluminosi faldoni che racchiudono le indagini sul delitto di Ripe.

«Vorrei fare un appello al telefonista teramano che ha fatto ritrovare il corpo di mia figlia due giorni dopo la sua scomparsa», ha detto davanti alle telecamere la mamma di Melania, «vorrei ringranziarlo: se volesse gli darei volentieri una stretta di mano».

IL PROCESSO. Testate da tutta Italia si preparano a invadere da mercoledì 25, il tribunale di Bazzano, all’Aquila, in occasione dell’inizio del processo di secondo grado dell’omicidio di Melania, avvenuto con 35 coltellate il 18 aprile del 2011. E questo, malgrado il fatto che la Corte d’appello del capoluogo abruzzese abbia respinto la richiesta di svolgere l’udienza a porte aperte. Anche l’appello dunque si terrà in camera di consiglio, cioè alla presenza delle sole parti, secondo quanto prevede la procedura del rito abbreviato, il tipo di processo che Parolisi ha scelto insieme ai suoi legali. La richiesta di un appello a porte aperte era stata presentata a luglio con una lettera dello stesso Parolisi ai giudici aquilani, nella quale il detenuto scriveva: «Sono stato condannato sulla base di circostanze infondate, chiedo di consentire a tutti coloro che sono interessati alla vicenda di poter seguire direttamente il processo».

di Fabio IulianoFonte

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