Ritratto di Simona Molinari

Immagine

La magia dell’Aquila nella voce di un’artista che ama il jazz e il pop – il Centro

Era l’estate del 2008, in piazza Machilone all’Aquila non c’erano ancora i puntellamenti e Simona Molinari non era ancora Simona Molinari. Ma era difficile passare davanti al gruppo jazz che suonava di fronte all’Evoè senza restare affascinati dalla sua voce e dal suo maxi pool nero con una spallina scesa. Batteria, contrabbasso, piano, sax e voce per una piccola jam in un angolo della città vecchia. Insieme a Simona, sul palchetto allestito alla buona su un marciapiede, c’erano Raffaele Pallozzi, Fabrizio Pierleoni e Fabio Colella. «Erano le prime esperienze col mio gruppo di riferimento, la Mosca Jazz Band», racconta, «i nostri primi concerti insieme». Il grande pubblico avrebbe conosciuto Simona Molinari solo qualche mese più tardi, grazie alla sua partecipazione a Sanremo con “Egocentrica”. Mainstream a parte, la giovane cantante aquilana non ha mai perso la verve e la spontaneità di quando faceva pianobar. Aquilana sì, ma con sangue partenopeo.  Seconda di quattro fratelli, la sua famiglia si è trasferita nel capoluogo abruzzese quando lei aveva 3 o 4 anni.

Tra i suoi ricordi ci sono i campetti di periferia, le uscite con gli scout e la parrocchia. «Cantavo nel coro di San Pio X al Torrione», racconta, «poi sono stata anche con gli scout e ho preso la specialità di “canterina”». Proprio queste prime esperienze l’hanno spinta a studiare canto. Ha iniziato a 8 anni, verso i 16 ha cominciato a specializzarsi nella musica leggera e nel jazz, tornando anche a Napoli. Parallelamente, è entrata al Conservatorio studiando e affidando la sua tecnica ad Antonella Fusari. Prima di approdare al teatro Ariston, Simona già aveva collezionato collaborazioni con artisti italiani di rilievo sia in ambito teatrale che musicale, da Michele Placido a Caterina Vertova, da Edoardo Siravo a Giò Di Tonno, con il quale aveva lavorato nel musical “Jekyll & Hyde”.

Aveva già suonato, ad esempio con il sassofonista Stefano Di Battista, una delle icone del jazz italiano. Oggi, a 29 anni, ha già al suo attivo tre album e una miriade di concerti nei jazz club di Europa, Asia e America. Tra un impegno e l’altro, si tiene in contatto su Facebook con fan e amici di una vita. Con loro condivide citazioni da “Into the Wild”, del tipo «se vuoi una cosa nella vita, allunga la mano e prendila», oppure «la felicità è reale solo quando è condivisa», le parole di Chris McCandless rese immortali dalla penna di John Krakauer prima e dalla macchina da presa di Sean Penn poi. Del resto, Simona per gli amici è rimasta la ragazza semplice di sempre, te la immagini al volante della sua Opel Corsa grigia modello vecchio. Sul palco è tutta un’altra cosa, con una iniezione energica tra swing, jazz e sonorità melodiche.

È lo stesso testo di “Egocentrica” a rivelare questa dualità. «Il palco è una cosa, la vita reale è un’altra», ha sottolineato in più interviste, «finito lo spettacolo è come se tornassi nella mia dimensione di sempre. Quando sei sul palco ti senti forte, giù invece devi sapere anche che ci possono essere persone a cui non piaci». La sua avventura discografica parte proprio da “Egocentrica”. Nel dicembre 2008 si aggiudica, con Arisa, la vittoria del concorso SanremoLab, ottenendo così la partecipazione al Festival del 2009. Gareggia nella categoria Proposte e duetta con Ornella Vanoni, nel corso della terza serata. L’album esce quasi contemporaneamente con la kermesse. Di lì a poco arriva anche il secondo singolo, “Nell’aria”, scritto insieme a Giò Di Tonno. Arrivano anche altri riconoscimenti importanti: “Egocentrica” viene inserita tra le sei finaliste del Premio Mogol, mentre in estate, Simona riceve il Premio Lunezia Nuove Stelle. “Croce e delizia”, il secondo album esce a giugno del 2010. Tra le canzoni c’è anche “Amore a prima vista”, frutto di una nuova collaborazione con la Vanoni. È di quel periodo il riconoscimento di miglior Giovane artista ai Wind Music Awards. Ma l’intera esperienza personale e artistica è fortemente condizionata dal terremoto.

«Al momento della scossa ero appena arrivata a Roma», racconta, «non tutti avevano la consapevolezza di cosa stesse succedendo. Poi però sono cominciate ad arrivarmi le telefonate e mi sono resa conto. La mia famiglia è uscita di casa e ha fatto quasi sei mesi in tendopoli. L’edificio è stato classificato B, sono rientrati solo a Natale». Quello dell’immediato post-sisma è un periodo artisticamente intenso per una come lei che, proprio attraverso la musica può contribuire a tenere accesi i riflettori sul dramma aquilano. «È stato emotivamente impegnativo», conferma, «perché da una parte c’era la promozione dell’album da fare: cose stancanti, belle, che mi portavano altrove con il pensiero. Dall’altra c’era il dolore di essere lontana dalla mia città e non poter condividere questa vicenda con la mia famiglia e i miei amici». A poche settimane dal sisma, Simona registra con il pianista classico Nazzareno Carusi il singolo “Ninna nanna”, venduto con lo scopo di raccogliere fondi a sostegno delle popolazioni colpite dal sisma. Anche la diffusione di “Nell’aria” è fortemente influenzata dal terremoto. Il videoclip, girato tra le macerie della zona rossa, si apre in piazza della Prefettura.

Due mesi più tardi, la cantante partecipa a un’altra iniziativa con le stesse finalità: il 21 giugno 2009 è infatti una delle protagoniste di “Amiche per l’Abruzzo”, concerto evento allo stadio San Siro di Milano durante il quale interpreta “Un’avventura”, di Lucio Battisti, insieme a Nicky Nicolai e Karima. Simona suona e compone musica e parole. «Mi piace fare entrambe le cose», spiega, «mi sento più a mio agio con i testi, per la musica mi faccio aiutare dai musicisti». Così tanti pezzi, specie in “Croce e delizia”, nascono dalla collaborazione con la Mosca Jazz Band, specialmente con Raffaele Pallozzi. L’ultimo album, “Tua” (ottobre 2011), vede in campo un musicista e arrangiatore di eccezione, Peter Cincotti.

«Ho sempre ammirato Peter», afferma la cantante, «ho chiesto e ottenuto la possibilità di collaborare con lui alla casa discografica Warner». Anche lui si è detto entusiasta: «Ho accettato di collaborare con Simona perché mi piacciono molto le sue canzoni. E apprezzo molto il fatto che lei abbia composto un disco ricco d’idee, che guarda anche all’attualità». Insieme al musicista statunitense reinterpreta “In cerca di te”, la canzone lanciata nel 1945 da Nella Colombo, nota anche col titolo “Sola me ne vo’ per la città”.

La versione, che rischia di diventare un tormentone, diventa il secondo singolo dopo “Forse”, realizzato in collaborazione con il jazzista Danny Diaz. L’album appare un po’ più sanguigno, dalle sonorità più decise. Si sente meno, comunque, l’influenza di particolari scelte stilistiche. «Questo album», scrive di sé, «è la pura espressione di quello che sono e che mi appartiene. Musicalmente è un vero e proprio miscuglio di generi e la scoperta dell’elettronica mi ha aperto un mondo di possibilità in più di fare musica e di esprimere stati d’animo. È stato un viaggio affascinante». L’album ha una sua diffusione anche in Brasile.
«Il terzo singolo è in uscita», annuncia la cantante, «e poi partirò per una tournee negli Stati Uniti, passando per Chicago». Del resto le sue date all’estero sono parecchie tra i club di Hong Kong, Macao, Pechino e Shanghai. «A Pechino ho suonato per l’ambasciata italiana», racconta, «era un palazzo gigantesco». In questo, è una specie di aiuto aver fatto l’Itas con specializzazione linguistica, studiando tedesco, francese e inglese. Quest’anno, niente Sanremo, però. La cantante è in gara nella decima edizione dell’Italian Music Festival (il contest musicale più noto del web) con il pezzo “Stringimi più forte”

di Fabio Iuliano – fonte

Annunci

1 commento

  1. […] IL RITRATTO DI SIMONA […]


Sorry, the comment form is closed at this time.

Comments RSS TrackBack Identifier URI