Terremoto: ricercatori aquilani smentiscono aumento dei suicidi nel post-sisma

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Contrariamente a quello che si pensa, il numero dei suicidi nelle aree colpite del terremoto è sceso di gran lunga a partire dal 2009. Lo rivela uno studio di due medici e ricercatori aquilani, Paolo Stratta e Alessandro Rossi, pubblicato sul British Medical Journal, una delle fonti di settore più autorevoli in Europa. L’articolo, dal titolo “Misreporting of suicide after the L’Aquila earthquake” mette in luce evidenti contraddizioni tra statistiche e dati elaborati nel periodo del post-sisma e quanto riportato dai mass media. Nei mesi successivi alla scossa del sei aprile, da parte della stampa nazionale c’è stata un’attenzione all’approccio psicologico degli aquilani colpiti dalla tragedia.

Contestualmente a questo, testate anche autorevoli come il Corriere della Sera (nell’ottobre 2010) hanno parlato di un incremento del numero dei suicidi e questo «nonostante i dati Istat relativi a quel periodo non fossero all’epoca ancora disponibili», come rileva il contributo di Stratta e Rossi. Di fatto, negli ultimi anni e fino a tutto il 2008, il tasso di suicidi all’Aquila era superiore alla media nazionale. Al contrario, i due ricercatori hanno rilevato una sostanziale riduzione delle persone che si sono tolte la vita, a partire dall’aprile 2009.

«Dati di questo tipo», spiega lo psicoterapeuta Paolo Stratta, «si spiegano con un fenomeno che chiamiamo “luna di miele”. Quando si parla di “luna di miele” si fa riferimento a  una delle fasi nell’elaborazione del dramma, un periodo limitato «caratterizzato da forte attivismo e da un certo ottimismo dovuto all’offerta di aiuto e alla volontà di lasciarsi rapidamente  la catastrofe alle spalle». Tuttavia, successivamente, si passa alla “disillusione” e alla “ricostruzione”, in cui il sopravvissuto torna a fare i conti con la realtà e con sé stesso.

«C’è un mondo da rimettere in piedi», rileva il docente di psicologia Alessandro Grossu. «Non si può fare più affidamento sugli aiuti esterni o sull’interesse dei mass media  – che tende a calare “fisiologicamente” man mano che passa il tempo – ma occorre “rimboccarsi le maniche”». Ma l’articolo di Stratta e Rossi si spinge anche oltre. Citando La Stampa e il Resto del Carlino in cui si parla di un aumento di disturbi mentali nel 2009 e nel 2010, rilevano – percentuali alla mano – che, a partire dalla data del sisma, le visite psicologiche e psichiatriche si sono ridotte.

I due ricercatori parlano anche dei rischi dell’influenza dei media sui comportamenti dei residenti. «I giornalisti dovrebbero lavorare in stretta sinergia con la comunità scientifica onde evitare distorsioni nell’informazione. Si concilierebbe così il diritto di cronaca con il dovere di informare».

di Fabio Iuliano  – Fonte

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