Ricostruzione L’Aquila. Aielli: qui servono 100 milioni al mese

Immagine«Stiamo lavorando con la Funzione pubblica e il Diset (Dipartimento per lo sviluppo delle economie territoriali), per poter attivare uno sportello unico a cui ogni cittadino potrà rivolgersi per gestire le pratiche della ricostruzione dal punto di vista strutturale, finanziario, urbanistico. Ma anche per risolvere questioni legate ad eventuali vincoli»..

L’impegno è di Paolo Aielli, titolare dell’Ufficio speciale per la ricostruzione, una struttura che si propone come organismo “super partes” finalizzato a “oliare” la complessa macchina che dovrà restituire all’Aquila e ai comuni del c4ratere la funzionalità dei centri storici. Per Aielli, tanto ancora si può fare nell’ambito della ricostruzione privata, proprio a partire dall’allestimento di uno sportello che, interagendo con amministrazione comunale, Genio civile, ufficio speciale e Soprintendenza, potrà costituire la prima e unica interfaccia con il cittadino.

«È importante snellire le procedure, garantendo contemporaneamente dei punti di riferimento certi al cittadino», spiega. Sono passati poco più di 9 mesi da quando il nome di Aielli è stato indicato dall’ex ministro per la Coesione territoriale, Fabrizio Barca, come responsabile dell’ufficio speciale la ricostruzione dell’Aquila in questa fase post- commissariamento. Dopo un periodo di rodaggio e la destinazione finale dei vincitori del concorsone, l’ufficio ora “sforna” pratiche per 100 milioni di euro mensili, diventando una sorta di “tassametro” degli interventi post-sisma.

Dottor Aielli, ci troviamo a metà estate dell’anno che era stato indicato come quello della svolta nella ricostruzione pubblica e privata. Qual è lo stato dell’arte?

«Dal 21 giugno scorso, l’ufficio speciale ha lavorato 122 pratiche, per un equivalente di 140 milioni, tra periferia, centro storico e altri immobili sui quali pesano le decisioni del Tar. Stiamo gestendo progetti legati alla vecchia filiera o al procedimento con la scheda parametrica che, a mio avviso, fa risparmiare tempo ai professionisti e ai nostri uffici».

Quante schede parametriche state seguendo?

«Circa 300. Un procedimento nuovo che ha creato qualche diffidenza, ma che si sta rilevando pratico ed efficace. Inoltre, ci permette anche di evitare querelle legate alla discrezionalità delle valutazione degli addetti ai lavori. Nella filiera, infatti, intervengono professionisti a distanza e spesso i criteri non sono uniformi. Con la scheda parametrica queste differenze si livellano».

Ha riscontrato difficoltà nel rapporto con tecnici, ingegneri e progettisti?

«I nostri uffici sono aperti tutti i giorni feriali e i nostri dipendenti sono a disposizione per chiarimenti di qualsiasi tipo. Talvolta abbiamo difficoltà a chiedere di rispettare i tempi nella consegna delle integrazioni che riteniamo necessarie a questo e a quel progetto. E ciò, nonostante si tratti di integrazioni che valutiamo e concordiamo insieme ai tecnici. Non stabiliamo nulla come imposizione dall’alto. Prima si scriveva alle parti intimando la consegna della documentazione mancante o da rivedere. Noi, invece, convochiamo i tecnici e concertiamo con loro tempi e modi».

Dal punto di vista economico e finanziario rileva difficoltà nell’approvvigionamento delle risorse?

«È un discorso complesso per cui bisogna far riferimento ai fondi assegnati dalla delibera 135 Cipe del 21 dicembre, il documento che per la prima volta ha definito uno stanziamento di 575 milioni di euro per la ricostruzione privata nei centri storici dell’Aquila, a cui si aggiungono 410 milioni delle periferie per un totale di 985 milioni. Ulteriori 460 milioni di euro sono stati assegnati agli altri comuni del cratere (204 milioni per i centri e i restanti per le periferie). Altra cosa, poi, sono i fondi aggiuntivi, quei 200 milioni l’anno di cui si sta parlando in questi giorni. Dei 985 milioni stanziati per il capoluogo ne sono stati assegnati 580 milioni circa. Restano più o meno 400 milioni».

Possono essere impegnati a breve?

«Se il Comune e l’ufficio speciale per la ricostruzione erogassero subito tutti i contributi per le pratiche in lavorazione, ci sarebbe un fabbisogno immediato di 630 milioni di euro, al 31 luglio. Bisogna tener conto, tuttavia, che ogni mese il nostro ufficio fa istruttorie per 100 milioni».

Il suo ufficio costituisce una sorta di “tassametro” con cui si dovrà fare i conti, quindi?

«Stimiamo di aver bisogno di 100 milioni al mese per i prossimi anni».

di Fabio Iuliano – Fonte

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