Ania, da Arcore al santuario di San Gabriele

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Veste una t-shirt viola con scritto «Beati i puri di cuore perché vedranno Dio» e si fa strada tra i ragazzi della XXXIII Tendopoli, nell’aula adiacente alla cripta del santuario, scortata da due file di volontari in maglietta gialla. Ania Goledzinowska, ex modella polacca nonché ex fidanzata di Paolo Enrico Beretta, nipote dell’ex premier Silvio Berlusconi, torna a San Gabriele per parlare della sua scelta di lasciare gli ambienti della Milano bene, per ritirarsi in un convento in Puglia e dedicarsi alla preghiera e alla meditazione.

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Una storia di luci e ombre che parte da enormi difficoltà personali, fino alla ribalta mediatica che la porta a diventare volto della casa di moda di “Chanel”. Poi il periodo delle ’cene eleganti’ di Arcore. Tanti la ricordano per un compleanno dell’ex premier – compiva 72 anni – quando uscì in bikini cantandogli “Tanti auguri presidente”. Era il 2008, ma l’eco di quella storia sembrerebbe cozzare con le parole impresse sulla sua maglietta. O forse no?

«Non mi interessa quello che pensa la gente di me e del mio passato», sottolinea la giovane polacca. «Sono giornali e televisioni a fare confusione. Per vendere più copie si fanno titoli che non c’entrano niente con la realtà. Si scrive del bunga bunga, si scrivono tante cose. Io sono stata fidanzata tre anni col nipote di Berlusconi e nelle intercettazioni che sono state pubblicate dicevo a Ruby, la protagonista della vicenda, di stare lontano da Lele Mora e di quella gente. Quindi, in questa vicenda ho un ruolo positivo. A me non “frega” niente di togliermi di dosso etichette di questo genere. Mi interessa cosa pensa Dio di me… se per Lui sono degna di entrare un giorno in Paradiso».

Rispondendo alle domande dei ragazzi e di padre Francesco Cordeschi, guida spirituale della Tendopoli, l’ex modella ripercorre le tappe della sua vita. È la storia di una ragazza nata in Polonia in una famiglia molto povera, con un padre alcolizzato che è morto quando lei aveva appena 10 anni, e di una mamma caduta presto nella depressione. «Uno degli uomini che mia madre portava in casa dopo la morte di mio padre abusò di me e lei non volle credermi», ricorda non senza fatica. «E poi iniziai a rubare e a drogarmi per sfuggire alla realtà. A me dicevano che non meritavo niente, nemmeno di sognare, perché non ero ricca. A 13 anni ho anche tentato il suicidio». Così è arrivata in Italia. «Avevo 16 anni quando, con dei connazionali, sono arrivata alle porte di Torino perché mi avevano promesso di farmi fare la fotomodella. Mi sono accorta presto che non era così. Mi hanno preso i documenti e mi hanno portata in un garage costringendomi a prostituire. Sono stata anche violentata. Poi finalmente sono riuscita a fuggire e ho conosciuto un ragazzo molto ricco, innamoratissimo di me, che non mi faceva mancare nulla. Ho iniziato a frequentare la gente che conta a Milano e, qui, ho iniziato realmente a fare la fotomodella».

Feste, conoscenze, amici. Droga, qualche volta. «Avevo tutto, ma non sorridevo mai, non ero mai felice. Un giorno però», spiega Ania mentre il suo viso si distende, «ho conosciuto un giornalista che mi ha proposto di scrivere un libro sulla mia storia, ma in cambio mi ha chiesto di seguirlo in un viaggio a Medjugorje. Ho accettato per poter pubblicare il libro. E proprio lì è accaduto qualcosa che non mi aspettavo. Mentre salivo verso la montagna delle apparizioni, mi sono fermata alla terza stazione pensando di tornare indietro a prendere una birra fresca. Mi sembrava tutta una farsa, una presa in giro. E invece lì seduta ho sentito una voce che mi diceva di salire per capire il motivo per cui mi trovavo lì. Ho ripreso a camminare spinta da una forza. Ed era come se il monte si fosse abbassato verso di me. Sono arrivata fino alla cima e lì sono caduta davanti al crocifisso a pregare. Era la prima volta. Non sapevo neppure una preghiera».

Nel ritornare a Milano Ania non si ritrova più nella vita precedente fatta di lusso, vestiti, capelli e unghia finti, in cui doveva essere bella per gli altri. «Mi sono resa conto che la felicità non era tutto ciò che avevo. Ho dato via tutto: casa, macchina e sono tornata a Medjugorje, dove ho conosciuto l’amore vero». La sua esperienza, come quella di Danilo Quinto, ex tesoriere dei Radicali, sono state prese a esempio da padre Cordeschi per stigmatizzare “l’adulazione” verso persone scelte come usa-e-getta . «Questa società egocentrica ci sta uccidendo», spiega padre Cordeschi, «senza sapere che l’unica vera libertà che i giovani hanno è scegliere da chi dipendere. Ascoltate la voce che non vi inganna, la voce di Dio. Abbandonatevi a lui».

di Fabio Iuliano – Fonte

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