La notte in piazza San Pietro e il silenzio di chi non può scegliere

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di Fabio Iuliano – Un cappello di lana, una bottiglia di plastica e in bocca mezzo sigaro. Una vecchia signora aspetta che il freddo liberi via della Conciliazione dai riflettori delle telecamere. Non sa che i collegamenti andranno avanti a lungo, perché le emittenti straniere hanno dei tempi diversi e i giornalisti possono trovarsi a lavorare anche tutta la notte, specie quando hanno a che fare con una notizia senza precedenti nell’era moderna. Piazza San Pietro è quasi vuota a parte alcuni turisti, qualche curioso e un paio di squadre di poliziotti in tenuta antisommossa (precauzione inutile da quanto le circostanze sembrano suggerire ). In giro c’è solo qualche troupe televisiva che gravita intorno a una postazione allestita sul lato destro del colonnato, quello dell’appartamento papale. A due passi, ma sempre nello stesso obiettivo di una Reflex dall’ottica standard, ci sono alcuni clochard che dormono tra coperte di lana e giornali che non parleranno mai di loro.

IMG_20130212_222057Un silenzio quasi surreale ha preso il posto dei rumori del giorno, un rincorrersi di voci e smentite sulle ragioni che hanno spinto Ratzinger a fare quello che ha fatto. Adesso no, la piazza è fin troppo tranquilla e i pochi presenti si girano o si fanno fotografare in direzione della stanza papale e dello studio adiacente (entrambe le finestre sono ancora accese). Una piccola comitiva belga passeggia verso la basilica. «Siamo rimasti molto colpiti da queste dimissioni», spiega Fred – il più anziano di loro. «Nessuno di noi si aspettava una cosa del genere». E questo, lo puoi giurare, considerando che sono arrivati a Roma per una serie di appuntamenti canonici, a partire dalla celebrazione liturgica delle Ceneri. «Venerdì abbiamo anche un’udienza privata colpapa, siamo in 48». Tutto confermato, certo. Anzi, sarebbe anche interessante immaginare cosa il quasi ex Benedetto XVI dirà alla gente in occasioni come questa.

20130212_223314_resized (1)Al centro della piazza c’è un gruppo di teenager americani, provenienti da più parti degli Usa. Più che sorpresi sembrano incuriositi dalla notizia delle dimissioni. «Ce l’hanno detto a scuola», dice Kate. «Sapete, noi frequentiamo un istituto internazionale a pochi passi da qui». È questa, di fatto, la  ragione che li porta qui. «Abbiamo un appuntamento davanti alla fontana con degli amici. Non è che siamo venuti qui per il papa, in verità», spiega Josh mentre Madeline, Stella e Claire annuiscono. «Certo, è una decisione che fa effetto, ma questo papa non è mai stato tanto carismatico, quanto il suo predecessore. Non è che un papa debba per forza essere una rockstar, però…». Da un altro lato della piazza c’è un gruppo di ragazzi italiani. Loro sì, sono venuti a vedere qual è l’atmosfera. «Sono senza parole dopo questo gesto che rappresenta per me una coraggiosa fragilità», commenta Marta di Colleferro, vicino ad Anagni che è la patria – tra gli altri – di Bonifacio VIII, il papa che successe al dimissionario Celestino V.

2013-02-12 22.53.58Mentre parla, le luci dello studio di Benedetto XVI si spengono: resta accesa solo quella della camera. Qualche riflettore si abbassa e mette in risalto le vetrine delle librerie vaticane, che per l’occasione espongono in bella vista gli ultimi libri di Ratzinger, anche a prezzi scontati. Sulla piazza, dietro ai giornalisti restano solo i clochard, sbattuti in un angolo a cercare di dormire. Il papa ha potuto scegliere, loro no.

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