quattrosecondiemezzo

Dicono che è questione di quattro secondi e mezzo. E ti rincoglioniscono con dati su altezza, velocità e accelerazione al suolo. Del resto, a fine lancio ti danno un foglio con cui il team Bungee.it si congratula con te per “aver sfidato la legge di gravità terrestre, lanciandoti nel vuoto assicurato nient’altro che a un lungo elastico di gomma naturale”. Ma quando sei in volo è già tardi. Non devi fare più niente, pensa a tutto l’elastico. Al massimo conti i rimbalzi e cerchi di rimettere su la testa, per non guardare il ponte al rovescio e soffrire le vertigini al contrario. Il difficile viene prima. Quando devi trovare il coraggio per fare quei tre gradini, salire sull’ultimo e fare i conti con il fatto di dover inevitabilmente guardare in basso. Quando, soprattutto, devi trovare l’equilibrio giusto per levare la mano destra dal pomello di ferro e allargare le braccia. Il tipo che ti ha imbracato dice che è meglio spegnere il cervello. Perché non si fa una cosa irrazionale con un approccio razionale. Dice anche che è normale avere paura. E poi conta tre-due-uno vai. Non ti dà neanche il tempo di prendere fiato. Neanche il tempo di pensare “chi me l’ha fatto fare, chi mi ha mandato qui”, come nei racconti di Max Aub.

Il tipo dice che quello è l’unico modo. Non si può rimanere lì sopra ad aspettare il momento migliore, perché il momento migliore non arriverà mai. E’ solo un gioco, dice. “Lì sotto c’è il divertimento, tanto divertimento”, dice. Ma prima devi fare i conti con la paura del vuoto. Qualcuno ha detto “Everybody wants to go to Heaven, but no one wanna die to get there” (tutti vogliono andare in Paradiso ma nessuno vuole morire ecc…). Il punto forse è questo. Se hai coraggio di tuffarti – perché tutto quello che devi fare è un bel tuffo di testa – sei al sicuro. L’elastico sa il fatto suo e questo ponte Colossus ha visto qualcosa come 60mila lanci.

Oppure, puoi rinunciare sin da subito senza neanche farti imbracare. E anche quello è un atto di coraggio.

La cosa peggiore è quando sei su quei tre gradini e ti viene da fermarti proprio sull’ultimo. Pensi a tutti quelli che la domenica se ne stanno tranquilli a lavare la macchina da sfoggiare nella gita fuori porta. Non si sognerebbero mai di provare il bungee jumping. Per un attimo ti viene da invidiarli, ma poi ti convinci del fatto che vale la pena per un po’ di fare a meno delle regole fisiche e mentali, foss’anche solo per quattro secondi e mezzo.

 

 E ti butti.

Eccomi a te, O capitano mio capitano

(L’Aquila-Milano-Biella)

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